Il coraggio non manca di certo agli organizzatori di Atreju, se per intervistare il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno scelto un fiero oppositore del governo: il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio.

Prime scaramucce sul fronte di guerra dell’Ucraina. «Io non ho mai creduto – ha detto Crosetto – a chi diceva che l’Ucraina avrebbe spezzato le reni della Russia. Nessuno ha mai creduto che l’Ucraina avrebbe potuto vincere la guerra, ma l’Ucraina la guerra l’ha vinta nel momento in cui è sopravvissuta». La delusione è arrivata, piuttosto, perché L’Europa è assente al tavolo dei negoziati promosso dagli Stati Uniti, incapace com’è di «parlare con una voce sola». Quanto a Putin, «questo che parla di pace – questo l’affondo di Crosetto – ieri ha tirato 1.200 missili sull’Ucraina, ieri anche, domani anche. Da mille giorni questo uomo geniale parla di pace e della volontà di non far male a nessuno e invece continua a colpire scuole e ospedali. Il 93% degli obiettivi è civile».

Ed è a quel punto che Travaglio lancia anche lui un “missile”: l’allargamento della Nato a est fra le principali cause della guerra, ricevendo qualche applauso dal pubblico. Crosetto non ci sta: «Se applaudite lui, allora significa che anche qui tra voi è passata qualche panzana sul conflitto. La Svezia, Paese non allineato e non schierato per 70 anni, ha chiesto di entrare nella Nato. Lo ha fatto dopo l’invasione ucraina e ci sono voluti due anni e mezzo. Se nazioni libere e democratiche decidono di aderire a un’alleanza esclusivamente difensiva, stanno accerchiando qualcuno o si stanno difendendo da coloro di cui hanno paura?».

Travaglio sfodera un vecchio ma sempre efficace argomento: la Nato «ha aggredito la Serbia, la Libia e l’Iraq, alleati della Russia. Guerre che ci hanno inondato di profughi e terroristi». Pronta la replica di Crosetto: «la Nato non ha mai dichiarato guerra a una nazione per occuparla». E, in ogni caso, «due settimane fa ho detto alla Nato che ha mandato per fare un’esercitazione aerea con dei tipi di aerei che secondo me non dovevamo mandare, perché un conto è un’esercitazione difensiva e un conto è una cosa che può essere vista come una provocazione. Ma io so perfettamente che la Nato si esercita per lanciare un messaggio di deterrenza alla Russa ma mai, mai, un carro armato o un soldato della Nato entrerà in territorio russo».

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