La Corte d’Appello di Torino ha rimesso in libertà l’imam Mohamed Shanin (nella foto), che era stato recluso nel cpr di Caltanissetta per alcune sue frasi sul 7 ottobre pronunciate durante una manifestazione. I giudici hanno accolto uno dei ricorsi presentati dalla difesa, ritenendo che, anche alla luce di nuova documentazione acquisita agli atti, non emergano elementi tali da configurare un pericolo per la sicurezza dello Stato o per l’ordine pubblico. Shahin era stato destinatario di un decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Per Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile Immigrazione del partito, «quella della Corte di Appello di Torino è l’ennesima sentenza che va contro le decisioni assunte dallo Stato per tutelare la sicurezza dei cittadini e che di fatto accontenta le richieste della sinistra, che si è mobilitata con manifestazioni e atti politici a favore di un imam che ha giustificato l’attentato di Hamas del 7 ottobre 2023 affermando che non è stata violenza, ma una reazione legittima l’uccisione di 1.200 persone e il rapimento di altre 250».

Ci va giù duro anche la Lega, che in un comunicato definisce «sconcertante la decisione dei giudici di liberare l’imam di Torino e di spazzare via, così, la decisione del Ministro dell’Interno di espellere Shahin, nonostante le sue deliranti e sovversive dichiarazioni di giustificazione del massacro del 7 ottobre, unite a un dimostrato percorso di radicalizzazione religiosa e politica, oltre ai contatti con ambienti dell’estremismo islamico».

Una sentenza che fa ancor più discutere dopo che, sul sanguinoso attentato di Sidney, è tornata ad aleggiare l’ombra dell’Isis.

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