
La legge di bilancio 2026 sale da 18,7 a 22,2 miliardi. Il Governo ha infatti annunciato nuovi interventi alla manovra destinati alle imprese. L’emendamento, che è da 3,5 miliardi spalmati solo sul 2026, servirà a rafforzare la dotazione per le Zes, ma contiene anche misure su iperammortamento, industria 5.0, caro materiali, oltre allo spostamento del finanziamento del ponte sullo Stretto in un’altra annualità, oltre a risorse aggiuntive per il piano Casa. Lo ha annunciato lunedì, nel corso di una riunione con i capigruppo del Senato e i relatori della legge di Bilancio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, presentatosi di persona in Senato per far conoscere nei dettagli l’emendamento.
Ci saranno ritardi nell’approvazione? «La modifica è importante – ha riconosciuto Giorgetti -e inevitabilmente in qualche modo un po’ di tempo in più lo prenderà». L’obiettivo è di far arrivare il testo in Aula prima di Natale, mentre l’esame alla Camera dovrebbe concludersi poco prima di Capodanno.
Ma a sollevare dubbi sulla Manovra nella BCE è il contributo fino a 11 miliardi in tre anni richiesto alle banche. Un provvedimento che vede in generale il favore dei cittadini, su cui però si allungano le perplessità di Christine Legarde.
Il timore espresso dalla BCE in una nota di queste ultime ore riguarda possibili effetti di contrazione nel credito all’economia reale, di maggiori costi per famiglie e imprese e di riduzione degli utili, del patrimonio e della liquidità delle banche.
Pur ammettendo che la «buona solidità finanziaria delle banche non è pregiudicata», nelle 7 pagine inviate dall’Istituto Centrale Legarde afferma che se pure a pagare il prezzo delle misure saranno in primis le banche tramite una contrazione degli utili, del patrimonio e della liquidità, questo però potrebbe comportare effetti collaterali per imprese e famiglie, dal momento che le banche potrebbero scaricare i costi su di loro e prestare meno avendo meno patrimonio.

«Un rischio – osserva Renato d’Andria, esperto di economia – che certamente è stato messo in conto dal ministro Giorgetti e dai suoi esperti, la BCE da questo punto di vista non dice nulla di nuovo». «Di sicuro però – conclude d’Andria – il governo, una volta attuata la misura, dovrà impegnarsi a vigilare affinché gli istituti di credito attingano le risorse necessarie dal loro patrimonio, senza gravare di maggiori costi famiglie ed imprese».





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