Con 358 i voti favorevoli, 202 i contrari e 79 astenuti il Parlamento di Strasburgo ha votato a larga maggioranza la risoluzione di sostegno alla petizione popolare My voice my choice finalizzata a rendere l’aborto una pratica sicura e accessibile nel 27 Paesi. Disco verde anche all’emendamento che chiede di includere l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Più in dettaglio, la proposta chiede il sostegno finanziario agli Stati membri per effettuare interruzioni di gravidanza per chiunque in Europa non abbia ancora accesso all’aborto ritenuto sufficientemente sicuro e legale, cioè il finanziamento dell’aborto transfrontaliero. 46 gli europarlamentari iscritti a parlare, in grande maggioranza donne, oltre alla relatrice Abir al-Sahlani, di Renew. 

Alla vigilia del voto era stata diffusa una nota del Comece, la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, vale a dire l’organismo con cui la Chiesa cattolica mantiene il dialogo con le istituzioni europee sulle materie di comune interesse, come la vita.

«Il voto del Parlamento Europeo che ha approvato l’Iniziativa di cittadini europei a favore di un aborto sicuro e accessibile – commenta il vescovo Mariano Crociata, presidente della Comece – con la precisa proposta di un meccanismo economico a sostegno dei servizi per l’aborto e senza tenere in considerazione i contesti legislativi nazionali, fotografa perfettamente la deriva ideologica delle istituzioni europee sulle questioni dell’etica della persona e della vita».

«La difesa unilaterale dei diritti individuali – prosegue Crociata – finisce con il ritorcersi contro la persona, non più rispettata nella sua integrità e nella sua costitutiva dimensione relazionale e sociale. Non sembra questo il modo di aiutare le donne a essere libere e protagoniste della loro vita. Nel rispetto sempre dovuto a tutti, non possiamo stancarci di dichiarare il valore intangibile e la dignità di ogni essere umano fin dal suo concepimento nel seno materno, oltre che in tutte le situazioni sociali e condizioni di vita fino al termine naturale dell’esistenza. Abbiamo fiducia che la riflessione e il dialogo possano far crescere il comune riconoscimento dell’essere umano nella sua integrità dall’inizio alla fine dell’esistenza».

Non è però ancora della l’ultima parola. Toccherà ora alla Commissione e al Consiglio europei di decidere se la Ice (Iniziativa dei cittadini europei) a favore dell’aborto come diritto europeo in tutta la Ue diventerà parte dell’ordinamento comunitario. Entro il 2 marzo 2026 la Commissione Europea comunicherà la sua decisione definitiva.

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