I numeri servono a fare chiarezza, specie quando le analisi finanziarie provengono da fonti oggettive e non di parte. Contrariamente a quanto affermato in tv da esponenti del M5S, che furono gli artefici del Superbonus edilizio quando erano al governo, il peso economico di quel provvedimento continua a pesare sulle casse dello Stato, sottraendo risorse ai cittadini ed alle imprese.

L’analisi economica riportata dall’Ansa fa chiarezza su questo punto chiave della manovra economica in dirittura d’arrivo, dimostrando che ha ragione la premier Giorgia Meloni quando afferma che lo Stato dovrà spendere 40 miliardi di euro nel 2026 a causa del bonus edilizio e che questa spesa ha ridotto le risorse disponibili per la nuova legge di Bilancio.

Non dimentichiamo che il Superbonus prevedeva una detrazione pari al 110 per cento del valore dei lavori edilizi e pertanto restituiva ai contribuenti una somma superiore a quella da loro effettivamente spesa, attraverso uno sconto sul pagamento delle imposte spalmato su più anni. In pratica, chi ha usufruito del Superbonus ha maturato un credito nei confronti dello Stato.

Ad oggi i costi a carico dello Stato riconducibili agli oneri del Superbonus ammonterebbero a circa 128 miliardi di euro, stando ai dati riportati dall’Ansa attingendo all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA).

«La conseguenza – viene spiegato nel dettagliato articolo – è stata un aumento significativo sia del debito, cioè il totale delle risorse prese a prestito dallo Stato, sia del deficit, ossia la differenza in negativo tra entrate e uscite annuali dello Stato». Sostanzialmente, a causa del Superbonus varato quando al governo c’era il Movimento 5 Stelle, lo Stato ha accumulato oltre 100 miliardi di debito aggiuntivo e dovrà gradualmente far fronte a una raccolta delle tasse più bassa man mano che i crediti da ripagare maturano. Non solo, ma è proprio quest’anno che dovrà rinunciare a delle risorse dal punto di vista finanziario, a causa delle mancate entrate fiscali.

«In definitiva – questa la conclusione dell’analisi di Massimo Taddei per l’Ansa – se il Superbonus non fosse mai stato approvato o se fosse stato interrotto a un minore livello di spesa, oggi avremmo a disposizione più risorse per sanità, sicurezza, difesa e qualsiasi altra politica. Questo perché, anche se il peso contabile è concentrato sugli scorsi anni, alla fine lo Stato deve comunque incassare meno adesso, riducendo il saldo di cassa di circa 40 miliardi. E questa è l’ennesima scelta moderata del governo Meloni in campo economico, contrariamente a quanto molti si sarebbero aspettati al momento dell’insediamento, ormai tre anni fa».

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