Per questa vigilia di Natale lo sguardo del mondo non può che essere rivolto a due territori geograficamente lontani, eppure accomunati dalla resistenza di popoli coraggiosi che, nonostante i massacri subiti, non si arrendono alle logiche feroci della guerra e chiedono una sola cosa, la pace.

In Ucraina proseguono i bombardamenti, gli assalti dei russi sulla popolazione civile non si sono mai fermati. A qualche chilometro da Bucha, simbolo dello sterminio più crudele che l’umanità ricordi in queste terre, nei tunnel scavati sotto le macerie centinaia di volontari tessono e confezionano quanto serve per realizzare tute mimetiche da mandare al fronte e biancheria per i feriti, ma si accumulano anche cibo e medicinali. Qui si sta sperimentando una strenua forma di resistenza dal basso grazie agli aiuti che provengono da tutta Europa, Italia compresa. La difficoltà maggiore – racconta un volontario agli inviati di Avvenire – è quella di far arrivare gli aiuti, dovendo percorrere lunghi itinerari per schivare gli attacchi quotidiani di missili e droni. Vicino alla Chiesa di Sant’Andrea una lunga, mesta fila di lapidi ricorda le vittime del massacro di Bucha. A futura memoria.

Sull’altro versante del pianeta Betlemme di prepara, sia pur molto timidamente, al primo festeggiamento del Natale dopo l’inizio del conflitto.  Un grande albero addobbato di luci svetta fra le macerie a pochi passi dai quartieri adiacenti, dove proseguono gli abbattimenti con le ruspe delle case dei palestinesi rimaste ancora in piedi dopo i bombardamenti. La Terra Santa, il centro pulsante della spiritualità del pianeta, nei giorni della Natività appare come un campo di sterminio, un deserto da cui rifuggono i milioni di turisti che prima giungevano da tutto il mondo a visitare i luoghi in cui è nato Gesù.

«La nostra vita è qui, siamo radicati qui e resteremo», ha detto il cardinale Pier Battista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, celebrando la Messa nella Parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza.  E ai giornalisti presenti ha raccomandato: «Quando tornerete nei vostri paesi dite a tutti di tornare in Terra Santa, questo popolo non dovrà essere abbandonato». E noi, eminenza, stia pur certo che non lo abbandoneremo.

L’Umanità augura ai lettori e a tutti gli uomini e donne di buona volontà un Natale sereno, nel segno dell’accoglienza e della spiritualità.

Renato d’Andria

Nella foto, il muro di Betlemme su cui lo street art Bansky disegnò la famosa colomba con il ramoscello d’ulivo nel becco e il giubbotto antiproiettile.

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