Mosca non ha atteso nemmeno la fine di Santo Stefano. Quella appena trascorsa è stata una notte di fuoco e bombardamenti per gli abitanti di Kiev. E oggi la call fra i leader europei, Trump e Zelensky. In discussione c’è il piano in 20 punti alla vigilia dell’incontro di domani a Mar-a-Lago per continuare i negoziati sull’accordo con la Russia.

Qui da noi, in Consiglio dei Ministri, è atteso per lunedì il decreto legge sul sostegno all’Ucraina. La dialettica fra i leader della maggioranza è in corso. Fonti governative spiegano che nella proroga di un anno alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, sarebbero inclusi anche aiuti civili, sanitari ed energetici. Un punto cruciale, quest’ultimo, per la Lega che, nel ribadire l’auspicio della pace, chiede un provvedimento «diverso da quelli del passato per forma e contenuti», in cui si parli «prioritariamente di sostegno civile, sanitario ed energetico e non solo di rafforzamento offensivo». Del resto, spiegano fonti vicine al Carroccio, è un dato di fatto che «la mediazione sta rispondendo pienamente a questi requisiti».

In prima fila sulla linea dell’intransigenza c’è Claudio Borghi. Twittando il giorno di Natale con alcuni follower, il senatore leghista ha scritto che non potrà essere «un decreto ‘armi e basta’ come gli altri tre» varati dal governo Meloni, aggiungendo poi che diversi sono i possibili compromessi, ad esempio vincolare il tutto alla prevalenza di equipaggiamento a difesa della popolazione civile. «Dubito – ha concluso Borghi – che se mandiamo un ospedale da campo ci sia qualcosa da ridire».  

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