
Come avevamo ipotizzato sabato su questo giornale, l’arresto di Nicolas Maduro potrebbe essere stato frutto di un’operazione concordata dagli emissari di Donald Trump con lo stesso presidente venezuelano. I segnali c’erano tutti e ve li avevamo riportati, in particolare a colpire erano state le analisi fatte a caldo in uno Speciale del TG1 da uno dei massimi esperti di cose militari, il generale Vincenzo Camporini. L’alto ufficiale aveva definito “strano” l’attacco statunitense a Caracas, con elicotteri USA che volavano bassi e nessuna contraerea pronta a bloccarli.
Qualcosa di simile si poteva dedurre dalle interviste fatte, sempre dal TG1, ad alcuni italiani residenti in Venezuela, in particolare una donna che ha confermato: «non abbiamo paura, da tempo avevamo fatto provviste di cibo, acqua e benzina».
Maduro, insomma, si sarebbe “consegnato” agli Stati Uniti per evitare conseguenze peggiori, con la garanzia che alla guida del paese sarebbe rimasta la sua vice. Questo sarebbe anche il motivo per cui ha portato con sé negli Stati Uniti la moglie Cilia Flores, che, fino a prova contraria, non è accusata di nulla.
Oggi, a distanza di qualche giorno dai bombardamenti, quello scenario comincia ad essere ancor più chiaro. Scrive Angelo Lucarella su Il Giornale di oggi che le deduzioni logiche su come si sono svolte le cose sono solo due: «o si tratta della più alta performance di polizia americana o militare mai realizzata; oppure potrebbe darsi ci sia stato un verosimile accordo tra Maduro e Trump consistente nell’autorizzare un breve raid aereo (accettando morti collaterali da parte madurista) per non far passare il messaggio al suo popolo ed al suo esercito della resa preventiva e incondizionata». In sostanza, spiega il quotidiano diretto da Tommaso Cerno, Maduro aveva capito che sarebbe finita in un bagno di sangue ed avrebbe pertanto avrebbe scelto un compromesso di consegna con alcune garanzie.
Il tempo dimostrerà se queste ipotesi saranno confermate. Per ora restano quelle in grado di dare spiegazioni ai tanti interrogativi che ruotano intorno al caso Venezuela.
Rita Pennarola





Rispondi