La fuga di Ancelor Mittal sembrava aver tolto ogni futuro all’Ilva, ex gioiello siderurgico italiano da decenni in profonda crisi. Poi di colpo a dicembre è arrivato lui, il discusso finanziere britannico Michael Flaks. Che per rilevare gli ex gloriosi impianti mette sul piatto 1 euro. Dicasi uno. Uno solo. Una beffa? Uno scherzo o che altro?

Poi arrivano le spiegazioni. L’offerta vincolante del fondo statunitense Flacks Group propone di acquisire il controllo dello stabilimento siderurgico alla cifra simbolica di un euro, ma con un massiccio progetto industriale e ambientale. L’offerta del gruppo americano punta a riportare la produzione dell’acciaieria a 4 milioni di tonnellate l’anno, garantendo al tempo stesso il mantenimento di circa 8.500 posti di lavoro. Flacks definisce l’impianto un “asset unico”, impossibile da replicare altrove grazie alla presenza del porto, alle competenze interne e alle sue dimensioni. Secondo questo piano, il governo italiano manterrebbe inizialmente una quota del 40% della società. Ma tale partecipazione verrebbe poi riacquistata dal fondo in una fase successiva, con un esborso stimato tra 500 milioni e 1 miliardo di euro.

A fine dicembre è lo stesso Flaks ad annunciare su Linkedin il via libera al piano. «Il Gruppo Flacks ha raggiunto un accordo con il governo italiano per l’acquisizione dell’acciaieria Ilva, il più grande impianto siderurgico integrato d’Europa». «Questa acquisizione – continua il magnate – garantisce il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica, sostiene circa 8.500 lavoratori qualificati e rafforza le catene di approvvigionamento europee fondamentali per i settori automobilistico, edile e delle infrastrutture. Stiamo investendo fino a 5 miliardi di euro per modernizzare le operazioni, compresi l’elettrificazione e l’ammodernamento dei forni, promuovendo la decarbonizzazione, l’efficienza e la crescita sostenibile».

Stando a quanto si legge nelle ultime ore sull’Ansa, l’obiettivo del ministro delle Imprese Adolfo Urso sarebbe quello di chiudere l’operazione entro il primo quadrimestre 2026 ma, naturalmente, alle condizioni stabilite dal governo italiano.  

Il magnate, specializzato nel rilevare spa in crisi, non ha mai gestito aziende grandi quanto la fabbrica di Taranto. Inglese di nascita, origini ebraiche, Flaks ama presentarsi come filantropo ed investitore. Sostiene con donazioni milionarie enti ed iniziative a sfondo religioso, anche in Israele. Non mancano significativi agganci con la Casa Bianca, anche perché perché il suo fondo d’investimento ha quartier generale a Miami.

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