Dopo quasi 10 ore di interrogatorio, la Procura elvetica ha arrestato Crans Montana, arrestato Jacques Moretti, il gestore del bar Constellation in cui è avvenuta la strage di Capodanno. Per lui gli inquirenti hanno ravvisato un «concreto pericolo di fuga». La moglie Jessica è stata posta ai domiciliari. Uno sbocco atteso fin dal primo momento e richiesto a gran forza dai familiari delle 40 vittime innocenti di quel rogo, che si poteva e si doveva evitare.

Intanto, dopo quelle francesi e belga, anche la procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo, lesioni gravi e incendio. L’incendio di Crans-Montana è costato la vita a 40 persone, sei delle quali italiane, con 116 feriti di cui 14 connazionali.
La competenza della procura capitolina deriva dal fatto che, di norma, i pm della capitale avviato devono indagare su episodi che coinvolgono cittadini italiani all’estero, anche sulla base di una comunicazione inviata dalla Farnesina. Nella nota è contenuto l’elenco delle vittime e dei feriti della strage di Capodanno provenienti dal nostro paese, così come accertato dalle autorità consolari che hanno fatto i riconoscimenti. Ma, soprattutto, l’ipotesi che l’inchiesta approdasse anche in Italia era stata avanzata da Sébastien Fanti, uno degli avvocati delle famiglie coinvolte nella tragedia, che aveva parlato di una “competenza residuale” del nostro Paese, considerato il rilevante numero di connazionali coinvolti.

Fra i tanti nodi su cui gli inquirenti faranno luce ci sono anche le responsabilità del Comune di Crans-Montana, su cui arrivano anche dure critiche del governo del Vallese: «L’inchiesta – ha precisato un portavoce della Cancelleria di Stato del Vallese – dovrà stabilire eventuali falle nel sistema di controllo dell’esercizio ma il Comune ha annunciato di non aver effettuato controlli negli ultimi cinque anni, circostanza che non corrisponde a quanto previsto dalla legislazione». 

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