
Il governo italiano non lascerà che lo storico marchio Pirelli resti nelle mani dei cinesi. Il socio Sinochem, che detiene oggi il 37% del capitale, non sarebbe escluso dal lotto azionario, ma passerebbe al solo 10%. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, infatti, l’Italia infatti sta valutando una nuova applicazione del Golden Power per depotenziare la partecipazione cinese, fino ad arrivare a congelare i diritti di voto di Sinochem. La misura andrebbe ad aggiungersi agli interventi già adottati nel 2023, ma non ancora ritenuti sufficienti da Washington, che da mesi preme su Roma affinché limiti l’influenza del socio cinese. Sinochem Corporation, presieduta da Li Fanrong, è infatti una multinazionale statale della Cina dedita prevalentemente a produzione e commercio di prodotti chimici e fertilizzanti, oltre all’esplorazione e produzione di petrolio per scopi civili e militari.
Momento cruciale per portare a termine l’operazione di salvataggio e messa in sicurezza del gioiello italiano sarà l’assemblea di marzo, in cui all’ordine del giorno ci sono l’approvazione del bilancio e il rinnovo del board. La scadenza del patto fra Tronchetti Provera (che attraverso la holding Camfin controlla attualmente il 23% di Pirelli) e Sinochem è fissata al 19 maggio 2026. Sarebbe quello il momento per gli strategici interventi del governo italiano.
A rendere maggiormente possibile lo scenario che si va delineando sarebbe poi il fatto che a dicembre Sinochem ha incaricato Bnp Paribas di esplorare opzioni di vendita, una mossa letta dagli analisti come segno di una possibile apertura a un ridimensionamento della propria presenza nel capitale.
Ad imprimere un’accelerata consistente è la norma americana approvata nel gennaio 2025 secondo cui, a partire dalla primavera 2026, sarà vietato vendere veicoli che montano componenti tecnologiche di fornitori controllati da entità cinesi o russe. Senza quindi un ridimensionamento drastico di Sinochem, Pirelli resterebbe esclusa dal mercato statunitense.





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