L’Unione Europea conta attualmente 451,8 milioni di abitanti ma le previsioni, dal punto di vista demografico. non sono buone. Secondo le ultime proiezioni di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, l’Ue raggiungerà dapprima un tetto demografico di 453,3 milioni di abitanti, previsto nel 2029, ma in seguito intraprenderà un declino sostenuto. Il calo demografico andrà di pari passo con un costante invecchiamento della società che graverà ulteriormente sui sistemi sanitari e pensionistici.

Insomma, entro la fine del XXI secolo questo calo porterà i 27 al di sotto dei 400 milioni di persone. Una contrazione che, se confermata, sarebbe senza precedenti nella storia moderna del continente. Non si tratta di un crollo improvviso, ma di una lenta e costante erosione che si accelererà nella seconda metà del secolo. Nei prossimi decenni l’inerzia demografica, capitanata da anziani che non hanno ancora raggiunto la fine del loro ciclo di vita, attutirà l’impatto. Ma a partire dal 2050 queste generazioni si esauriranno e la piramide sarà sempre più dominata da popolazioni nate in un contesto di bassi tassi di natalità.

Entro il 2100, la percentuale di giovani tra 0 e 19 anni scenderà dal 20 per cento al 17 per cento e la popolazione in età lavorativa, tra i 20 e i 64 anni, si ridurrà dal 58 al 50.

Unica eccezione la Spagna:le stime indicano che il Paese continuerà a crescere nella prima metà del secolo fino a raggiungere i 53,9 milioni di abitanti nel 2050, ma questo grazie soprattutto ai flussi migratori che storicamente hanno compensato un tasso di natalità anch’esso inferiore al livello di sostituzione. Tuttavia anche la Spagna, dopo il 2050, dovrà affrontare il declino, con tutto ciò che il fenomeno comporta, così come nell’intero continente, sui sistemi pensionistici e sulla capacità degli Stati di finanziare i servizi pubblici.

L’altra parte dell’equazione sarà infatti costituita dagli ultraottantenni, che passeranno dall’attuale 6 al 16 per cento della popolazione dell’Ue. Insieme alla fascia di età compresa tra i 65 e i 79 anni, che passerà dal 16 al 17 per cento, gli europei di 65 anni e oltre rappresenteranno quasi un terzo dell’intera popolazione dell’Ue entro il 2100. La stessa Eurostat sottolinea che l’attuale piramide demografica è già caratterizzata da “un’elevata aspettativa di vita, una bassa mortalità e bassi tassi di natalità”, e avverte che entro la fine del secolo “si prevede una tendenza al declino della popolazione”. In altre parole: la diagnosi non è nuova, ma le proiezioni confermano che nessuna delle tendenze in atto lascia presagire un’inversione spontanea.

Si tratta naturalmente solo di proiezioni, ma è chiara la direzione di marcia: l’Europa sta invecchiando, si sta riducendo e dovrà reinventarsi per sostenere società più longeve, più piccole e con una base produttiva più ristretta. Il dibattito su come affrontare questa transizione, con quali politiche migratorie, quali riforme dello stato sociale, quale modello economico, sarà uno dei temi principali dell’agenda politica europea dei prossimi decenni.

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