
l’IDI (Israel Democratic Institute), presieduto da Yohanan Plesner, pubblica regolarmente in giornale in cui raccoglie e propone statistiche, interviste ed editoriali sullo stato della social democrazia in Israele. Un punto di vista più che mai interessante oggi, quando una buona parte dell’opinione pubblica mondiale – a torto o a ragione – accusa il governo israeliano di “genocidio” ai danni del palestinesi e, ora, anche del Libano.
Fra gli ultimi sondaggi pubblicati dal giornale dell’Israel Democratic Institute vi proponiamo quello del 13 aprile scorso.
Curato da tre studiosi, la Prof.ssa Tamar Hermann, Dottor Lior Yohanani, Yaron Kaplan, questo sondaggio lampo vede al centro le opinioni degli intervistati sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ed è stato condotto via internet dal Viterbi Family Center for Public Opinion and Policy Research presso l’Israel Democracy Institute tra il 9 e il 12 aprile 2026, con 502 intervistati in ebraico e 100 in arabo, il che costituisce un campione rappresentativo della popolazione israeliana di età pari o superiore a 18 anni. Il file originale è reperibile al link https://dataisrael.idi.org.il.
Stando a quanto pubblicato, il 49% degli israeliani di origine ebraica afferma che la situazione strategica e di sicurezza di Israele è migliore rispetto a prima della guerra con l’Iran, mentre tra gli arabi il 49% ritiene che sia peggiore. Il 92% degli ebrei ha espresso un giudizio positivo sulla gestione della guerra da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF); solo il 38% ha espresso un giudizio positivo sul governo. Tra gli arabi, il 34,5% ha espresso un giudizio positivo sulle IDF; solo il 10% ha espresso un giudizio positivo sul governo.
In particolare, alla domanda “Israele dovrebbe continuare a combattere in Libano contro Hezbollah a prescindere dagli sviluppi nei confronti dell’Iran, anche se ciò dovesse causare attriti con l’amministrazione statunitense?”, una larghissima maggioranza degli intervistati ebrei (80%) ritiene che Israele dovrebbe continuare a combattere in Libano contro Hezbollah, a prescindere dagli sviluppi nei confronti dell’Iran, anche se ciò dovesse comportare attriti con l’amministrazione statunitense. Tra gli arabi, una maggioranza di due terzi (66%) si oppone alla continuazione dei combattimenti in Libano.
«Nel campione ebraico – viene spiegato – più della metà degli intervistati di sinistra è favorevole a continuare la lotta contro Hezbollah in Libano anche a costo di attriti con l’amministrazione statunitense (56%), mentre al centro e ancor più a destra, questa è l’opinione della grande maggioranza degli intervistati (rispettivamente 74% e 89%)».
Ancora. «Analizzando il campione ebraico in base all’area di residenza, non sono emerse grandi differenze, poiché in tutte le regioni la maggioranza degli intervistati si è dichiarata favorevole alla continuazione dei combattimenti contro Hezbollah. Tuttavia, la percentuale più alta di favorevoli alla prosecuzione dei combattimenti si è registrata nella regione centrale (84%), mentre la più bassa in Cisgiordania/Giudea e Samaria (64%). Nel nord e ad Haifa (79% in entrambi i casi), il sostegno alla continuazione dei combattimenti è forte, anche a costo di tensioni con gli Stati Uniti».





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