L’impennata dei prezzi di gas e altri carburanti causata dalle tensioni sullo stretto di Hormuz sta facendo avanzare in Europa, ma anche in Italia, l’ipotesi di riavviare l’uso del carbone. Lo ha fatto ad esempio il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, allineandosi all’Europa sulla contrarietà a un ritorno agli acquisti di gas da Mosca.

«”Le centrali a carbone al 31 dicembre 2024 erano praticamente chiuse sulla parte continentale, esclusa la Sardegna. Quello che non ho fatto, perché non mi sentivo di farlo, era ordinare lo smantellamento», ha dichiarato ieri il ministro a margine dell’evento “Il Santo Graal dell’energia”, organizzato da Il Giornale.

«Quella che io considero un’emergenza è una situazione dove il gas superi i 70 euro al megawattora, in questo caso si potrebbe rendere necessario riattivarle. È una cifra alta, oggi siamo a 40 euro, i 70 euro sono il punto di caduta”, ha specificato il politico di Forza Italia, “parliamo di uno scenario emergenziale, non della normalità. Il carbone resta una soluzione residuale, ma in caso di necessità dobbiamo farci trovare pronti».

Pichetto Fratin si è detto però tranquillo sulla situazione dell’approvvigionamento di carburanti: «Ci sono alcune criticità settoriali, ma al momento per l’Italia non c’è difficoltà su nessun tipo di settore».

Fermo il No dell’Italia al gas russo, in linea con la posizione UE. Intervistato da La Stampa, Pichetto Fratin ha infatti ribadito il suo no all’acquisto di gas russo, pur esprimendo forte preoccupazione sulla situazione nel Golfo.

Posizione condivisa anche dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè: «L’ultima delle cose da fare è riaprire i rubinetti con la Russia. Se ciò accade, la Russia ha tutto l’interesse a protrarre l’invasione dell’Ucraina invece che sedersi al tavolo e cercare la pace. La considererei davvero come ultima opzione sul tavolo». Qualto all’ipotesi carbone, Mulé ha aggiunto: «dobbiamo avere la capacità, anche a livello europeo, di andare in quella direzione se necessario».

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