
E’ stata una levata di scudi pesante, quella dell’Unione Camere Penali, in risposta all’incentivo economico previsto dalla prima bozza del decreto sicurezza per gli avvocati se riescono a far rimpatriare i loro clienti stranieri. «Così gli avvocati dei migranti metterebbero in gioco la propria indipendenza e rischierebbero il conflitto d’interessi – era stato il primo avvertimento dell’UCPI – senza contare la violazione di principi costituzionali».
Sotto accusa, la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono e favoriscono i rimpatri volontari dei loro assistiti. «Trasformare il difensore in uno strumento delle politiche di remigrazione – avevano dichiarato i penalisti – è una previsione incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense».
Così ieri, dopo l’incontro fra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, è arrivato anche l’altolà del Quirinale. Il testo, pena la decadenza, dovrà essere approvato dalle Camere entro il 25 aprile. Oggi a partire dalle ore 9 è riunita la Camera, cui il governo dovrebbe presentare – secondo le prime voci – un decreto “sostitutivo”. Queste stando alle indiscrezioni le modifiche che verrebbero apportate. In primo luogo, il legale va pagato comunque, anche se il rimpatrio alla fine non dovesse avvenire. Inoltre non potranno essere solo gli avvocati da esercitare l’attività di supporto: i 615 euro andrebbero riconosciuti a qualunque altra figura sia attivata per favorire la procedura del rimpatrio.
Intanto, al di là di quella che potrà essere la soluzione all’emendamento contestato dall’Avvocatura, il Decreto Sicurezza contiene grosse novità per famiglie e imprese, con interventi nelle aree urbane considerate sensibili e un regime più severo nelle piazze e nei luoghi aperti al pubblico. Nel nuovo provvedimento è previsto infatti un potenziamento del DASPO urbano e dell’ordine di allontanamento, anche nelle nuove zone a vigilanza rafforzata individuate dal prefetto. Disposto anche l’accompagnamento coattivo negli uffici di polizia fino a 12 ore durante le manifestazioni, quando ci sono elementi di fatto che fanno ritenere concreto un pericolo per il loro svolgimento.
Potenziate anche le attuali tutele contro le aggressioni al personale scolastico e in generale a chi lavora nei servizi pubblici: il decreto estende la procedibilità d’ufficio ai casi di lesioni contro il personale impiegato nei servizi di trasporto pubblico e amplia il reato previsto dall’articolo 583-quater del Codice penale anche alle lesioni commesse contro docenti, dirigenti scolastici, personale ATA e personale ferroviario durante il lavoro o a causa delle loro funzioni. In questi casi è previsto anche l’arresto obbligatorio in flagranza.





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