«Dopo quello che sta accadendo in Germania, che accade in Gran Bretagna, che sta per accadere in Francia, cari democratici europei, vogliamo capirlo che l’immigrazione massiccia dai paesi islamici crea un rigetto di stampo antidemocratico e che ci vuole un freno?». Firmato Antonio Polito, uno degli opinionisti più illuminati del Paese. Ma ci voleva il trionfo dei neonazisti in Sassonia perché il cosiddetto campo largo italiano cominciasse a darsi una mossa? Forse non è bastata nemmeno questa batosta. Perché la narrazione, sui giornali di area dem, resta sempre la stessa: “Onda nerissima”, “Ha vinto la paura”, e giù parallelismi con gli anni Trenta. Nessuno che sia in grado di fare almeno un accenno di mea culpa.

Nessun ripensamento, da parte del centrosinistra italiano, sulla gestione dei flussi migratori operata in Europa dai loro stessi leader, creando la corsa al ribasso degli stipendi e il complessivo impoverimento del ceto medio, divenuto ormai tutt’uno con quelle classi popolari che guardano alla destra, certo, ma solo perché non riescono più a pagare nemmeno le spese essenziali per le famiglie. Hanno paura di uscire di casa a Roma, come a Milano o Torino, per i quartieri devastati da sporcizia, risse, violenze impunite.

Il voto tedesco – e Polito sembra averlo ben compreso – non è razzismo, è sopravvivenza. Non è odio, è paura. Ed è una paura che la sinistra italiana non ha voluto capire né affrontare.  Le spese militari, che continuano a crescere, sottraggono risorse al welfare, ai disabili, alle cure mediche essenziali. In Germania, tanto per tornare al paragone col voto di domenica, lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück sarà riconvertito in un centro di produzione di attrezzatture per la difesa dopo la fine della produzione automobilistica prevista nel 2027. Il sito sarà rilevato dal fondo Aurelius Capital e dal Land della Bassa Sassonia in collaborazione con il gruppo israeliano Rafael Advanced Defense Systems.

E poi ci meravigliamo se i tedeschi hanno voltato le spalle alla coalizione guidata da Friederich Merz per appoggiare il programma dell’AfD. In sintesi: limite massimo per i politici di professione, che non potranno vivere più di otto anni a spese dello Stato. Europa degli Stati sovrani, o uscita dall’Unione e ritorno al marco. Controllo totale delle frontiere, con domande di asilo gestite al di fuori dell’UE, remigrazione per i criminali e per le persone senza diritto di residenza. Espulsione dei musulmani che rifiutano l’ordinamento giuridico tedesco. No ai tribunali della sharia. Stop alle imposte sul CO₂ e al divieto di motori a combustione.

Chi può dire che ci sia qualcosa di sbagliato in queste proposte? Forse solo il campo largo italiano, che continua a sfuggire alle domande sulla vittoria della destra in Germania, come ha fatto ieri la segretaria Elly Schlein durante la prima puntata di Ore 14, condotto in diretta da Salvo Sottile.   All’inviata che le chiedeva un commento sull’avanzata di AfD, Schlein ha risposto, come se niente fosse, parlando del “programma” in fase di elaborazione nel campo largo per le prossime politiche…

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