Ha un profondo significato geopolitico l’incontro di ieri in Vaticano fra Papa Leone XIV e la leader venezuelana Marìa Corina Machado, Premio Nobel per la pace 2025. Ad accentuarne la valenza geopolitica – oltre che spirituale – è il fatto che questo incontro non era nell’agenda del pontefice ed ha quindi stupito un po’ tutti.

Machado è stata ricevuta con un cordiale «Bienvenida!» dopo una mattinata di udienze nel Palazzo Apostolico vaticano, a circa dieci giorni dalla cattura di Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores durante l’operazione militare USA “Operation Absolute Resolve” del 3 gennaio scorso a Caracas. Prossima tappa per la leader dell’opposizione venezuelana sarà Washington, secondo quanto dichiarato dallo stesso Donald Trump.

Fin dal primo giorno dell’attacco, Papa Leone ha mostrato di avere profondamente a cuore «il bene dell’amato popolo venezuelano». Un bene che «deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese», affermava il 4 gennaio dalla finestra del Palazzo Apostolico, esortando al rispetto per i diritti umani e a lavorare per «costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».

«Ho avuto la benedizione e l’onore di poter incontrare Sua Santità ed esprimergli la nostra gratitudine per il suo continuo sostegno a quanto sta accadendo nel nostro Paese», ha riferito Machado al termine dell’incontro. «Gli ho anche trasmesso la forza del popolo venezuelano, che rimane saldo e in preghiera per la libertà del Venezuela, e gli ho chiesto di intercedere per tutti i venezuelani che continuano a essere rapiti e scomparsi», ha aggiunto, prima di incontrare anche il segretario di Stato Pietro Parolin, nunzio apostolico in Venezuela fino al 2013. Un faccia a faccia, anche questo, che rafforza il significato diplomatico degli incontri e la forte presenza del Vaticano nelle missioni umanitarie tuttora in corso.

Nelle carceri venezuelane infatti, pur dopo la liberazione di alcuni italiani, restano centinaia di prigionieri politici. Il Servizio penitenziario nazionale – fa sapere l’Ansa – ha sostenuto di averne liberati 116 solo in un giorno, ma secondo i responsabili della missione Onu in Venezuela, dei circa 800 presenti nelle carceri ne sarebbero stati rilasciati sono 50, fra cui i nostri connazionali.

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