
Miguel Xavier, leader del giovani socialisti europei, il 12 gennaio ha pubblicato una lucida analisi sullo stato della Socialdemocrazia in Europa e lo ha fatto su una testata importante come Social Europe, epicentro del dibattito attuale su questi temi.
I Socialdemocratici, afferma sostanzialmente Xavier, devono «smettere di difendersi e iniziare a trasformare», perché «l’atteggiamento difensivo del centro-sinistra lo ha fatto apparire come il guardiano di uno status quo ingiusto», ma, attenzione: «il riformismo radicale offre una via di fuga».
«Fin dai suoi esordi durante le rivoluzioni del 1848 – ricostruisce Xavier – la socialdemocrazia è stata un progetto politico definito dalla sua natura trasformativa. Dai progressi compiuti nel corso del XX secolo da leader come Harold Wilson, Willy Brandt, Mário Soares e François Mitterrand, i socialdemocratici si sono sempre caratterizzati da un continuo atteggiamento di sfida verso lo stato di cose prevalente, ogni volta che si presentava quel “momento attuale”». Ed è stato proprio questo atteggiamento critico nei confronti della struttura della società e delle sue istituzioni che «non solo ha portato a una trasformazione della società, attraverso conquiste come la creazione dello stato sociale, ma ha anche permesso ai socialdemocratici di cambiare il modo in cui le loro politiche fondamentali venivano attuate, garantendo che riflettessero sempre le necessità contemporanee e continuassero ad apportare benefici alla gente comune».
Poi però, con l’avanzare dei “populismi”, c’è stata una fase involutiva. «Da alcuni anni quel lato trasformativo, che ha sempre caratterizzato il modo socialdemocratico di fare politica, si è eroso, il centrosinistra è stato costretto a mettersi sulla difensiva. Pur essendo profondamente consapevoli del diffuso malcontento per l’attuale stato di cose e dell’urgente necessità di un cambiamento in vari aspetti della società, di fronte alla possibilità che qualcosa di ben peggiore prendesse il potere, i socialdemocratici si sono trovati nella posizione di dover difendere uno status quo imperfetto, con tutti i suoi difetti, piuttosto che offrire il cambiamento audace che la gente chiedeva».
La svolta necessaria, secondo l’autore, si chiama “Riformismo Radicale”, «un atteggiamento nei confronti della politica, del modo in cui la politica socialdemocratica dovrebbe essere condotta».
Per Xavier, «il riformismo radicale significa in primo luogo portare il riformismo socialdemocratico oltre gli aspetti negativi del liberalismo e indirizzarlo alla socialdemocrazia stessa e alle sue politiche. Significa avere il coraggio e la volontà di cambiare e rimodellare le istituzioni e le organizzazioni che sosteniamo, e l’umiltà di ascoltare coloro che sono insoddisfatti e si sentono falliti».
L’Umanità invita i lettori a scrivere alla redazione per aprire un dibattito su queste tesi. Inviate i vostri commenti al nostro ufficio stampa:
dominacomunicazione@gmail.com
oppure potete registrarvi e postare commenti sotto questo articolo. Grazie.





Rispondi