
Ben venga l’indagine aperta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato finalizzata a far luce sul divario fra calo dell’inflazione ed aumento costante dei prezzi al consumo. Partendo dal gap tra l’inflazione generale e quella relativa ai generi alimentari, AGCM pone sotto i riflettori il settore della Grande Distribuzione Organizzata, in particolare il suo ruolo nell’ambito della filiera alimentare. Tanto per cominciare, dati ISTAT tra ottobre 2021 e ottobre 2025 dimostrano che i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo, pari al 17,3%.
«L’inflazione alimentare – leggiamo ad esempio nel documento ufficiale di AGCM – come pure quella singolarmente riferita alle sue due distinte componenti (prodotti lavorati e prodotti non lavorati), si è mantenuta, nel corso del 2025, costantemente al di sopra di quella generale». Ma «nell’ambito dei beni alimentari, la crescita dei prezzi è stata decisamente più marcata con riferimento al comparto dei prodotti non lavorati sino al mese di settembre, mentre negli ultimi due mesi sembra essersi verificata un’inversione di tale trend».
E mentre aumentano i prezzi al consumo, i produttori agricoli lamentano una crescita inadeguata dei propri margini, che sarebbe almeno in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande distribuzione organizzata.
In questo contesto l’indagine dell’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli intende approfondire, tra l’altro, le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della GDO, le loro richieste ai fornitori, ma anche il crescente rilievo dell’incidenza dei prodotti a marchio del distributore (le cosiddette Private Label). L’esercizio del potere di acquisto da parte delle catene distributive fa la differenza, perché rappresenta un’importante leva strategica di competizione a valle tra gli operatori della GDO, incidendo direttamente sulle dinamiche di formazione dei prezzi finali. Prima fase dell’indagine avviata è la consultazione pubblica fra i soggetti interessati, che possono dare il proprio contributo entro il 31 gennaio. Le garanzie sulla buona riuscita dell’indagine sono connesse anche alla caratura professionale del presidente Rustichelli, un magistrato, già vicecapo di Gabinetto al ministero delle Attività Produttive, nonché a lungo membro del Comitato nazionale per la lotta contro le frodi comunitarie.
Vedremo quindi quali saranno i risultati e i conseguenti provvedimenti. Noi intanto, che da autentici sostenitori della Socialdemocrazia guardiamo principalmente al benessere armonico di famiglie ed imprese, ci auguriamo che questa indagine possa avere tempi brevi, perché da troppo tempo gli effetti delle congiunture internazionali potrebbero essere diventate leve di una speculazione sui prezzi nemmeno troppo occulta.
Bene dunque le missioni internazionali delle nostre delegazioni per aprire ed accrescere nuovi spazi di produttività, che nel breve-medio periodo porteranno benefici prima impensabili alla nostra economia. Ma, prima che ciò possa avere riflessi concreti sul carrello della spesa, auspichiamo che attività come quella dell’AGCM possano tradursi in provvedimenti in grado di frenare l’escalation dei prezzi, specie se dovesse essere accertato che è generata da grossi gruppi industriali, o dalla GDO, che penalizzano l’anello debole della filiera ed accumulano per sé margini spropositati.
RENATO D’ANDRIA





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