L’Italia sta mettendo a punto “Piano per l’Artico”, un tavolo imprenditoriale al quale siederanno «tutti i nostri principali gruppi industriali e piccole e medie imprese in settori chiave» per lanciare una missione imprenditoriale per la regione. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani presentando l’iniziativa. Mentre dunque altri Paesi dell’UE e la stessa Unione lanciano segnali di fuoco e promettono dazi all’America contro l’ipotesi di annessione della Groenlandia da parte degli USA “per motivi di sicurezza nazionale”, il governo italiano come sempre punta a difendere l’interesse della nazione attraverso nuove strategie di carattere economico.

Il 16 gennaio, intervenendo all’ambasciata italiana di Tokyo al termine della sua missione in Giappone, Giorgia Meloni non aveva escluso una nostra presenza a difesa dell’Artico insieme a partner europei, ma sempre e solo all’interno di iniziative della Nato. Nessun muro contro muro, insomma, con l’alleato americano. Si punta piuttosto a risultati concreti per il nostro Paese. Cominciando dall’ENI, che è tra le aziende già molto attive nella regione. Vår Energi, società norvegese controllata dal cane a sei zampe, è presente con importanti operazioni offshore nel Mare del Nord, nel Mar di Norvegia e nel Mare di Barents. Ed è naturalmente questo uno dei punti centrali nel Piano presentato da Tajani. «ENI ha maturato una vasta conoscenza di contesti ad alta complessità come quello artico, mostrandosi molto sensibile all’impatto dei cambiamenti climatici e alla conservazione degli ecosistemi», non senza ricordare la partnership fra ENI e CNR nelle ricerche sulle trasformazioni ambientali in Artico, attraverso l’istituzione e lo sviluppo del “Centro di Ricerca Aldo Pontremoli”. 

Nel dossier c’è poi lo strategico capitolo “terre rare”, su cui sono puntati i riflettori di mezzo mondo. Pur in condizioni ambientali che sono e resteranno difficili, l’eventuale sfruttamento italiano di queste risorse dovrebbe vedere in campo Enel Green Power, ma tutto ciò – si legge nel Piano – richiederà «importanti investimenti ed un ampio ricorso a tecnologie di frontiera».

Non meno rilevante il settore della difesa, con la nostra Leonardo che fin dal 2019 partecipa nella regione al progetto Artic Security and Emergency Preparedness Network (Arcsar), con forze di sicurezza, autorità civili, centri di ricerca e attori industriali dei Paesi artici e atlantici. L’obiettivo è di «fronteggiare emergenze, catastrofi naturali e rischi legati alla crescente attività marittima nell’Artico». Senza contare infine le enormi risorse del comparto geotermico, in cui l’Italia possiede un solido know-how ed attualmente rappresenta il primo Paese geo-termoelettrico europeo, seguito dall’Islanda.

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