
«Tutti vogliono entrare nel Board of Peace». Lo ha dichiarato a Davos Donald Trump, mentre nella Congress Hall era in corso la cerimonia di lancio del Consiglio per coordinare la ricostruzione di Gaza. «Ci siamo detti: pianifichiamo un castrofico successo», gli ha fatto eco Jared Kushner, intervenuto sul palco di Davos dopo che il suocero Donald Trump aveva firmato la fondazione del Board of Peace. Contemporaneamente è stata mostrata l’immagine della ‘new Gaza‘, grattacieli futuristici sul lungomare, hub di trasporti e infrastrutture energetiche.
Nel Board ci sono già i capi di stato Javier Milei, presidente argentino, e il premier ungherese Viktor Orban, per ora unico membro Ue e Nato a siglare, insieme al collega bulgaro Rosen Zeljazkov. Di alto profilo i rappresentanti di Indonesia, con il presidente Prabowo Subianto, e Qatar e Pakistan, entrambi presenti con il primo ministro. Così come spiccano il presidente azero Ilham Aliyev e l’influente ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan. Si tratta di nazioni a maggioranza musulmana che hanno quindi interesse ad essere coinvolti nella rinascita del territorio palestinese, come del resto Arabia Saudita, Marocco, Barhein, Emirati Arabi Uniti e Giordania, presenti nel primo caso con il ministro degli Esteri e negli altri con rappresentanti di rango inferiore.
«Il Board – ha detto Trump – diventerà una delle organizzazioni internazionali più importanti del mondo e collaborerà anche con le Nazioni Unite, che hanno un grande potenziale ma non lo sfruttano». Il presidente USA ha ribadito di aver fermato otto guerre e di essere in procinto di fermarne una nona, quella in Ucraina, sulla quale «sono stati fatti “grandi progressi». E con il Cremlino, dice, parleremo, mentre il suo inviato Steve Witkoff è in procinto di volare a Mosca per incontrare Vladimir Putin. L’Iran? «vuole dialogare e lo faremo», ha concluso Trump.





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