
«Voi non siete un problema e non lo sarete mai. Siete persone, siete fratelli. Nessuno è solo l’errore che ha commesso». Questo il messaggio rivolto ai detenuti di monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio nel corso della sua visita al carcere di Castrovillari. Accanto al vescovo erano presenti il direttore dell’istituto Giuseppe Carrà, il corpo di polizia penitenziaria, gli assistenti, il personale medico, gli educatori, il referente regionale per la pastorale carceraria, il cappellano padre Franco Granata, nonché rappresentanti della Caritas diocesana e del Progetto “L’appetito vien studiando”.
«Le opere di misericordia – ha aggiunto il vescovo – sono la banca più sicura dove affidare il tesoro della nostra esistenza», come insegna Leone XIV. Investire nella carità è dunque il modo migliore per valorizzare la propria vita. Poiché «Dio ama tutti e offre sempre una via d’uscita attraverso il perdono e la grazia», anche per chi ha alle spalle un passato difficile. Un messaggio che conferma l’attualizzazione della Dottrina sociale della Chiesa e l’esigenza di incentrare sugli ultimi l’azione pastorale delle diocesi.
«Il carcere – aveva detto il Pontefice – è un ambiente difficile e anche i migliori propositi vi possono incontrare tanti ostacoli, tuttavia proprio per questo non bisogna stancarsi, scoraggiarsi o tirarsi indietro, ma andare avanti con tenacia, coraggio e spirito di collaborazione. Sono molti, infatti, a non comprendere ancora che da ogni caduta ci si deve poter rialzare, che nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto e che la giustizia è sempre un processo di riparazione e di riconciliazione».
«Dietro le sbarre – ha concluso monsignor Savino – la dignità rischia di diventare fragile, quindi la misericordia deve smettere di essere retorica per farsi carne». na visita in carcere che per il vicepresidente della Cei è stata un’occasione per “incontrare volti, ascoltare storie, incrociare sguardi”. E, aggiunge monsignor Savino, per «ricordare a me stesso che nessuna vita è scarto».
Il presule ha richiamato anche l’articolo 27 della Costituzione che afferma come la pena debba tendere alla rieducazione e non possa mai essere disumana. Da qui il richiamo alle criticità del sistema. E cioè le condizioni di sovraffollamento, il disagio psichico, la sofferenza silenziosa che attraversa le carceri italiane.





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