E’ stato un bel segnale, quello lanciato dal segretario di Stato americano Mark Rubio ieri alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, un’apertura al Vecchio Continente suggellata da un «Siamo tutti figli dell’Europa», che ha suscitato la standing ovation dei partecipanti. Tanto più efficace, il suo discorso, perché arrivato dopo le ripetute frizioni fra USA ed Unione Europea, così intense da mettere in pericolo un’alleanza nata dopo la seconda guerra mondiale.

Ma oggi, alla vigilia dell’ennesimo round di trattative che martedì e mercoledì vedrà seduti a Ginevra delegazioni americane, russe e ucraine per nuovi colloqui “di pace”, risuona l’appello lanciato a Monaco dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «E’ un grave errore escludere l’Europa dai negoziati di pace».

Solo una “svista”, quella esclusione, come qualcuno l’ha definita? O c’è qualcosa di più? Dal mio punto di vista, il pur sacrosanto e legittimo intervento dell’Unione Europea per sostenere l’Ucraina si scontra oggi, alla luce impietosa dei numeri, con una realtà brutale che, forse, avrebbe potuto essere diversa. Gli ultimi aggiornamenti, pur se da fonti incerte dall’una e dall’altra parte, ci dicono che a quattro anni dall’invasione, secondo l’Osservatorio delle Nazioni Unite, questa guerra nel 2025 ha provocato la morte di 2.514 civili e il ferimento di oltre 12.000 persone fra donne, bambini, anziani che vivevano nelle loro case nelle città dell’Ucraina. Mentre, dopo gli ultimi raid di stanotte, il sistema energetico ucraino è al collasso.

Ancor più tremendo il bilancio se si considerano le vittime militari. Il Center for Strategic Studies, un think thank con sede a New York, ha calcolato che i soldati uccisi, feriti o dispersi in quasi quattro anni di guerra in Ucraina sono in totale circa 1,8 milioni. Le perdite dei russi risultano il doppio di quelle ucraine: complessivamente 1,2 milioni di soldati russi sono stati uccisi, feriti o risultano dispersi, 600mila quelli ucraini. Il CSIS stima anche che i soldati russi uccisi dall’inizio della guerra siano 325mila.

All’inizio del conflitto poche, isolate ma autorevoli voci si erano sollevate per dire che non avrebbe avuto senso una guerra tra la mastodontica armata rossa e il piccolo stato al confine con l’Europa, tanta era – ed è – la sproporzione tra le forze in campo. Il dilemma dell’Europa era se accompagnare l’Ucraina nella cessione ingiusta di parti del suo territorio, o sostenere questa Nazione con ogni mezzo, anche per evitare che il Cremlino puntasse a conquistare altri Stati europei confinanti. Si è scelta la seconda via, che era quella del rigore e della giustizia.  Resta solo da chiedersi se il prezzo pagato in termini di vittime civili e militari si sarebbe potuto evitare, magari – come alcuni sostenevano allora, nel 2022 – favorendo la cessione di territori, quindi la resa, per poi intervenire con tavoli di trattativa, gli stessi, in fondo, che si portano avanti ancora oggi grazie all’intercessione di Trump. Ma la domanda resta: tutto questo non si poteva fare “prima”, anziché “dopo”?

RENATO D’ANDRIA

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