
Restiamo in Svezia, culla della Socialdemocrazia europea, perché è proprio qui che sta nascendo una giovane leader destinata ad imporsi sugli scenari internazionali. E’ la socialdemocratica svedese Lawen Redar, di cui recentemente si è occupato anche il quotidiano francese Le Monde, dedicandole un lungo articolo.
Nata in Svezia 36 anni fa da genitori curdi, la deputata, che è portavoce del Partito socialdemocratico svedese sull’integrazione da settembre 2025, sostiene una politica migratoria restrittiva, unita a condizioni severe per i residenti di origine straniera, che costituiscono il 20% della popolazione. Figlia di immigrati, avvocato, deputato dal 2014, Redar ha trascorso due anni viaggiando attraverso la Svezia e le sue periferie con lo scopo di elaborare una politica in grado di affrontare l’immensa sfida posta dai 180 quartieri svantaggiati identificati nel regno scandinavo che sono afflitti dalla povertà e dalla criminalità spesso organizzata, dove vivono 700.000 persone, tra cui 170.000 bambini, per lo più di origine straniera. «Da quel tour – scrive Le Monde – Redar è tornato con più di 80 proposte, di cui otto misure chiave sono state selezionate per essere incluse nella piattaforma del partito in vista delle elezioni legislative previste per il 13 settembre 2026».
Sconfitti dalla destra e dall’estrema destra nel 2022 – a seguito di una campagna dominata da immigrazione e sicurezza – i socialdemocratici sono determinati a non subire un’altra perdita. Traendo parziale ispirazione dal Partito socialdemocratico danese, ora sostengono una politica migratoria più restrittiva.
Anche un articolo del Corriere della Sera fa di lei un ritratto più che positivo. «Non sarebbe una sorpresa trovarla nelle classifiche di fine anno dei politici emergenti. – si legge -la svedese Lawen Redar — figlia di due dissidenti curdi che si sono conosciuti e sposati in esilio dopo la fuga dai regimi di Saddam Hussein e dell’ayatollah Khomeini — ha buone possibilità di essere eletta in futuro leader dei socialdemocratici, oggi all’opposizione, al posto dell’ex premier Magdalena Andersson, e candidarsi così (tutto sembra più semplice che, per esempio, in Italia) alla guida del governo di Stoccolma. Attualmente lo presiede il moderato Ulf Kristersson con l’appoggio esterno di un’estrema destra che, afferma, non crede all’integrazione».





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