
L’editorialista tunisina Chaima Chihi ha pubblicato su Euronews un lungo articolo in cui spiega perché l’Italia, oggi pi che mai, è il fulcro non solo geografico, ma anche politico ed economico del Mediterraneo. Una posizione che sopravanza il primato finora detenuto dalla Francia.
«Il Mediterraneo – si legge – si sta configurando come una regione geopolitica in cui si intrecciano energia, migrazioni , sicurezza marittima e conflitti asimmetrici. Al centro di questo scenario, mentre la Francia ha a lungo monopolizzato la posizione di potenza europea più visibile in questo spazio, la sua influenza in declino sta aprendo la strada a una ridistribuzione dei ruoli».
«Ed è proprio qui che l’Italia – scrive la giornalista – torna alla ribalta come Paese che ricorda il suo equilibrio strategico mediterraneo e cerca di attivarlo in un momento internazionale favorevole». Chihi intervista poi l’accademico di geopolitica Nizar Maqni, secondo il quale «il ritorno dell’Italia al centro dell’attenzione nel Mediterraneo è l’evocazione di una profonda memoria strategica che Roma cerca di attivare in un momento internazionale favorevole». Maqni spiega che «il Mediterraneo è stato storicamente un’estensione naturale della mobilità italiana: dalla sua unificazione nel XIX secolo, la geografia ha spinto il Paese più a sud e a est rispetto alla sua immersione nella profondità europea».
«Questa realtà geopolitica – annota la giornalista tunisina – è rimasta presente nella mente delle élite italiane, nonostante i vincoli imposti dall’equilibrio di potere durante le due guerre mondiali e la guerra fredda. Pur non disponendo di un vasto impero coloniale come quello francese o britannico, l’Italia cercò di compensare questa situazione costruendo un’influenza economica e culturale sulla sponda meridionale del Mediterraneo. Questo approccio, nonostante i suoi diversi esiti, ha rafforzato la convinzione centrale che il ruolo internazionale dell’Italia non può essere plasmato solo da Bruxelles, ma piuttosto dal Mediterraneo come prima sfera vitale della politica di Roma».





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