
Ormai non lo nascondono più: alla sinistra italiana non interessa per nulla il merito del referendum costituzionale, probabilmente nessuno o quasi, fra loro, ha letto o conosce il progetto di riforma della magistratura. Ciò che conta, per loro, è solamente dare un forte segnale politico contro il governo di centrodestra. Una lotta militante, quindi, che niente ha a che vedere con separazione delle carriere, correnti in magistratura, sorteggio al CSM e quant’altro.
Oggi è lo stesso giorno in cui Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB+, con outlook stabile «sostenuto dalla sua economia di grandi dimensioni, diversificata e ad alto valore aggiunto, nonché dai vantaggi in termini di stabilità istituzionale e finanziaria derivanti dall’appartenenza all’Unione europea e all’Eurozona». Ma anche questo è un argomento lontanissimo dall’interesse dei partecipanti alla manifestazione di questo pomeriggio che, promossa da Potere al Popolo, partirà intorno alle ore 14 da Piazza della Repubblica. Tra gli slogan ”No alla guerra, no al governo Meloni, non siamo servi di Trump e Israele” e ”Blocchiamo il governo Meloni-Vota no al referendum costituzionale”.
In corteo ci sarà una galassia di sigle antagoniste, fra cui ProPal, anarchici, mondo islamico, centri sociali e i Carc. Sono proprio questi ultimi a chiarire esplicitamente le finalità della manifestazione. «Abbiamo aderito – spiegano – perché si tratta di un importante appuntamento per rendere la campagna referendaria un’occasione per dare una spallata al governo Meloni. Questo l’unico reale obiettivo e la parola d’ordine che può spingere in avanti tutto il movimento popolare, l’unica reale ragione per il NO».
Analoghe le posizioni della rete islamica, schierata per il No anche per motivi “di convenienza”. Lo ha detto chiaro e tondo il fondatore dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche) Roberto Hamza Piccardo, secondo il quale un’eventuale vittoria del Sì “non converrebbe” alla comunità. Non conviene certo, a loro, la mano ferma del governo contro i terroristi di Hamas, che erano capeggiati in Italia dall’imam Mohammad Hannoun, oggi in carcere proprio per quell’accusa.
Benché la premier sia stata chiarissima nel ribadire che, in caso di esito negativo, l’esecutivo non è in discussione, altri cortei sfileranno oggi a Milano e a Torino, tutte popolate da sigle ignare dei contenuti della riforma, sempre intente a cercare l’unico modo che hanno per provare per dare una spallata al governo.





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