La svolta è arrivata durante il Consiglio europeo di ieri a Bruxelles, che fra i principali nodi doveva affrontare gli effetti economici della crisi con Teheran. A quel tavolo l’Italia, insieme ad altri cinque Paesi, ha sottoscritto il piano per garantire la navigazione nello stretto di Hormuz. C’è anche la firma di Giorgia Meloni in calce al documento, sottoscritto anche da Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone. Ma per l’Italia – chiarisce Palazzo Chigi – qualsiasi eventuale intervento avverrebbe esclusivamente sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Veniamo al testo. I sei Paesi «condannano con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo e denunciano la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane».  «Gli effetti delle azioni dell’Iran saranno avvertiti dalle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili», viene aggiunto. Da qui l’allarme, la conseguente decisione e l’appello, rivolto a Teheran, di «cessare immediatamente le sue minacce, il posizionamento di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale».

«La libertà di navigazione – ribadiscono i sei leader – è un principio fondamentale del diritto internazionale, mentre l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale». 

Per questo motivo i sei Paesi si dicono «disponibili a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto», non senza mettere in campo adeguate misure per stabilizzare i mercati. Fra queste, il sostegno al rilascio coordinato di riserve petrolifere strategiche.

Non l’hanno presa bene, in Italia, le opposizioni, che cavalcano la decisione internazionale per guadagnare spazio politico, quanto meno sui media. «Un piano militare con Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Giappone e Olanda per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz? – si straccia le vesti Fratoianni – Ma così Giorgia Meloni sta portando l’Italia in guerra!».

La risposta di Chigi non si fa attendere. Fonti dell’esecutivo chiariscono che qualsiasi eventuale intervento avverrebbe esclusivamente sotto l’egida delle Nazioni Unite, una linea indicata anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto. «Nessuna missione di guerra – tuona Crosetto – Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa… Riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale». «In caso di una missione Onu “per garantire l’attraversabilità dello Stretto di Hormuz, – assicura Tajani – noi faremo la nostra parte». E nel frattempo l’Ue sta lavorando “a stretto contatto” con le Nazioni Unite per trovare una soluzione che consenta il passaggio sicuro per le navi attraverso lo Stretto, assicura l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas.

Le mosse dell’Ue

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