L’interruzione del traffico marittimo dal Golfo Persico e le misure da adottare per la riapertura dello stretto di Hormuz sono stati i due temi principali nel G7 dei ministri degli Esperi che si è tenuto ieri in Francia. «È impensabile vivere in un mondo in cui le acque internazionali sono chiuse alla navigazione, soprattutto nel contesto di conflitti che non riguardano i Paesi che ne hanno bisogno», ha dichiarato Jean-Noël Barrot, ministro degli Esteri francese. Il problema riguarda non solo le forniture energetiche, ma anche altri strumenti indispensabili alla vita, per esempio le scorte di fertilizzanti in agricoltura. Con il blocco della rotta marittima dello Stretto di Hormuz, circa un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti è finito in stallo, nelle aziende agricole europee si profila una crisi senza precedenti. Meno vulnerabili risultano solo quelle cosiddette “rigenerative”, che dipendono meno dai fertilizzanti sintetici importati rispetto a quelle convenzionali, pur registrando rese molto simili a costi decisamente inferiori. Migliorano la fertilità naturale del suolo con compost, letame animale, pascolo rotazionale e colture di copertura, seminate fuori stagione proprio per costruire un terreno sano. 

«Ogni crisi dei combustibili fossili ci ricorda quanto sia vulnerabile l’agricoltura convenzionale: gli agricoltori legati ai fertilizzanti sintetici sono esposti a shock dei prezzi che non possono controllare», afferma Gabrielle Taus, direttrice generale di “Commonland”, organizzazione non profit internazionale che lavora con le comunità locali in oltre 50 Paesi per ripristinare paesaggi degradati.

Intanto dal G7 di ieri arriva la notizia che i Paesi aderenti si muoveranno per sbloccare la difficile contingenza, ma non subito. L’accordo conclusivo prevede di proteggere il passaggio attraverso lo stretto,  ma solo dopo la fine della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. «Una missione internazionale di scorta alle navi opererà una volta ristabilita la calma e in una posizione strettamente difensiva secondo il diritto internazionale», ha spiegato Barrot.

«Abbiamo ribadito l’impegno per una de-escalation e per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – ha scritto in un post su X Antonio Tajani al termine del vertice – per questo siamo in prima linea nella missione ASPIDES nel Mar Rosso e in ATALANTA nell’Oceano Indiano».

«Sul fronte europeo – ha aggiunto Tajani – lavoreremo insieme per la ricostruzione dell’Ucraina per riparare la centrale di Chernobyl e per rafforzare il nostro sostegno a Kyiv in tutti i settori. In ultimo abbiamo rilanciato l’azione del G7 su minerali critici, sicurezza marittima, contrasto ai traffici di droga e per rendere più efficiente la macchina degli aiuti umanitari. Anche questa volta l’Italia ha svolto un ruolo da protagonista, senza alcuna subalternità. Con questo Governo, autorevole e politicamente stabile, siamo al centro di ogni iniziativa di dialogo e per la pace. Interlocutori credibili per tutti i nostri partner».

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