Celebriamo questa Domenica delle Palme 2026 mentre la guerra che flagella la Terra Santa ha costretto la Chiesa di Gerusalemme a sospendere le celebrazioni tradizionali della Settimana Santa aperte ai fedeli. In particolare è stata cancellata la tradizionale processione della Domenica delle Palme dal Monte degli Ulivi a Gerusalemme, uno degli atti più emblematici della Settimana Santa in Terra Santa. L’Unicef fa sapere in questi giorni che la violenza ha nuovamente causato la morte tra i bambini palestinesi in Cisgiordania. Lo scorso 14 marzo due fratellini, di 5 e 7 anni, sono stati uccisi dalle forze israeliane nella città di Tammun  insieme ai loro genitori all’interno della loro auto.

E sono 65 i bambini palestinesi uccisi in Cisgiordania da gennaio 2025, compresa Gerusalemme Est, più di 760 sono feriti. Molti fra i piccoli sopravvissuti rimangono colpiti da disabilità permanenti che segneranno il resto della loro vita. Quasi tutti devono fare i conti con profonde ferite psicologiche, dopo aver assistito all’uccisione violenta e alle ferite inflitte ad amici e familiari.

Anche in Israele in conflitto con Teheran sta causando morti e devastazioni. Il Ministero della Salute israeliano fa sapere che dall’inizio della guerra contro l’Iran i morti sono 78, i feriti 5.165, di cui 13 versano in gravi condizioni.

Nella Domenica delle Palme la Chiesa ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto dalla folla con rami e mantelli stesi sul suo cammino, cinque giorni prima della sua passione, morte e risurrezione. Nel rito cattolico, dopo la benedizione delle palme, durante la Messa vengono letti i brani evangelici sulla Passione di Cristo. Mai come quest’anno il Vangelo ci invita a riflettere sull’orrore che sta devastando le terre in cui Gesù visse e lasciò al mondo il senso ultimo della sua predicazione.

La speranza, in questo momento, è riposta nei colloqui diplomatici che si aprono domani, quando i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto saranno a Islamabad per parlare del conflitto e gettare possibilmente le basi per un dialogo. Teheran ha ringraziato Islamabad per i suoi sforzi di mediazione, ammettendo così implicitamente l’esistenza di trattative per chiudere la guerra. «Ci saranno incontri in settimana» ha detto un fiducioso Steve Witkoff, il negoziatore americano. Non possiamo che augurarcelo: la Pace, la vera pace, sia con loro.

RENATO D’ANDRIA

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