
Non solo le festività di Pasqua, il fenomeno sta andando avanti da alcuni mesi. Un recente rapporto di Save the Children mostra che oltre 1,6 milioni di ucraini, sui 5,9 milioni emigrati all’estero, sono già tornati nella loro patria sfigurata dalle bombe, che continuano a massacrare il Paese. Le regioni i cui si registra maggiormente il ritorno sono quelle di frontiera: Kharkiv, Donetsk, Kherson e Sumy.
«Potrebbe risultare difficile comprendere perché tante famiglie con bambini scelgano di tornare proprio in aree maggiormente colpite dalla guerra – dichiara Sonia Khush, Direttrice di Save the Children in Ucraina – nonostante il rischio molto reale che ciò comporta per la loro sicurezza e l’incubo di vivere tra costanti allarmi aerei e il suono dei droni». Il rapporto rivela che tre quarti dei genitori e degli assistenti intervistati hanno ammesso che la mancanza della propria casa e della propria comunità, oltre al fatto di sentirsi isolati nei luoghi in cui sono fuggiti, hanno contribuito alla decisione di tornare a casa in zone pericolose del fronte, dove sono in corso combattimenti attivi. «Tuttavia – spiega Khush – oltre al dolore psicologico per lo sfollamento, alla base di queste decisioni esistono anche grossi motivi di carattere economico».
Tante famiglie infatti avevano trovato nei Paesi di accoglienza sicurezza dalla guerra, tuttavia «molti – aggiunge la direttrice – hanno scoperto di non poter sopravvivere finanziariamente, lontani dalle loro abituali opportunità di reddito e dalle reti di sostegno, e allo stesso tempo sentono profondamente la mancanza delle comunità e dei legami che hanno lasciato».
Il ritorno, tuttavia, si presenta tutt’altro che facile. Per ciò che riguarda i bambini, secondo il rapporto dell’organizzazione umanitaria, le principali sono nell’accesso a un’istruzione di qualità, o nella perdita di servizi come parchi giochi sicuri. Su tutti ovviamente pesa l’enorme stress psico-sociale dovuto ai frequenti allarmi aerei e all’esposizione al conflitto, basti solo ricordare gli oltre seimila droni che la Russia ha lanciato sull’Ucraina nel solo mese di marzo 2026.
E poi ci sono le famiglie che fin dal primo momento hanno scelto di non abbandonare la propria terra. A dicembre 2025 si stima che circa 9,1 milioni di persone risiedessero nelle zone di prima linea dell’Ucraina. La maggior parte di loro – 6,2 milioni – non ha mai lasciato la propria casa.





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