
Con una serie di post sui social il commentatore politico conservatore Philip Pilkington, visiting fellow al Mathias Corvinus Collegium, un think tank con stretti legami con il primo ministro Viktor Orbán, ha accusato Oskar Braszczyński, responsabile dei rapporti con i governi e di impatto sociale di Meta per l’Europa centrale e orientale, di guidare una campagna contro il partito al governo in Ungheria. Meta, secondo l’accusa, starebbe “oscurando” i social del premier in carica, proprio mentre si è alla vigilia delle elezioni, che si terranno il 12 aprile.
Anche altri account sostenitori di Fidesz, il partito di destra attualmente al governo in Ungheria, hanno avanzato analoghi sospetti, ipotizzando che Meta stia creando interferenze prima del voto. Accuse rilanciate dal responsabile della campagna di Fidesz, Balázs Orbán. «Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni – ha scritto quest’ultimo – secondo cui, negli ultimi giorni, alcuni utenti non sono riusciti a mettere “Mi piace” ai contenuti relativi al Fidesz su Facebook».
In ogni caso, un’indagine indipendente effettuata da redattori di livello europeo non ha potuto trovare alcun riscontro a queste ipotesi.
Anzi, a riprova di quanto ormai le campagne elettorali si combattano prevalentemente sul web, negli ultimi mesi il partito di Orbàn è stato accusato di portare avanti una campagna diffamatoria contro gli avversari politici diffondendo immagini generate dall’intelligenza artificiale. Tra queste, presunti filmati del principale competitor elettorale, il leader di Tisza Péter Magyar, e falsi video di soldati ungheresi trasportati in bare, con l’obiettivo di screditare il sostegno all’Ucraina contro la Russia.





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