Presentato ieri ai giornalisti il lungo viaggio apostolico che il Papa si appresta a compiere dal 13 al 23 aprile in Africa. Prima tappa l’Algeria, poi tre Paesi che da anche trent’anni non vedevano la presenza di un Papa: Camerun, Angola, Guinea equatoriale.

Al suo terzo viaggio apostolico, dopo Turchia, Libano e Principato di Monaco, il Pontefice andrà incontro a realtà complesse, ferite da violenze, fondamentalismi, dalla tragedia delle migrazioni, ma caratterizzate dall’entusiasmo delle nuove generazioni, dal ruolo di primo piano delle religioni per la pace e dalla sfida della coesistenza tra differenti confessioni.

L’Algeria è da lungo tempo nel cuore di Papa Prevost. Si tratta – ha spiegato il portavoce vaticano Matteo Bruni – di un terra intrisa della testimonianza e dell’eredità di Sant’Agostino, padre dell’ordine religioso cui appartiene il pontefice. Lo stesso Leone aveva anticipato questa visita sul volo di ritorno da Beirut quando, alle domande dei giornalisti sui futuri viaggi, aveva rivelato il desiderio di «visitare i luoghi di Sant’Agostino», ma anche di poter continuare «il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano», per il quale il vescovo di Ippona è figura rispettata.

Quando era superiore degli Agostiniani, Prevost si era recato più volte ad Algeri e Annaba, ora torna da Papa e pellegrino in una «terra di antica e moderna testimonianza cristiana». Non solo Sant’Agostino, ma anche i cristiani del nord Africa in tempi romani, l’esperienza di Charles de Foucauld nel deserto nel sud del Paese in mezzo ai tuareg. E ancora i sette monaci trappisti di Notre Dame de l’Atlas, uccisi negli anni ’90, e gli altri religiosi di diversi ordini, in tutto 19, beatificati da Papa Francesco nel 2018. «Una terra di grandi sofferenze», ha detto Bruni, e anche un luogo «profondamente amato», la cui congiuntura geografica, tra deserto e mar Mediterrano, quello che tanta gente africana tenta di attraversare, darà l’occasione per affrontare il tema delle migrazioni.

Dal Vaticano il Papa annuncia intanto quale sarà il titolo della “Giornata del Migrante 2026”, che ricorrerà il prossimo 27 settembre: “Anche uno solo di questi bambini”. Un tema scelto per «esprimere la sollecitudine della Chiesa verso i minori coinvolti direttamente nell’esperienza migratoria, richiamando il dovere di accogliere ciascuno di loro come ci insegna il Vangelo».

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