
Esisterebbero “gravi minacce” al regolare andamento delle imminenti elezioni in Ungheria, che si terranno dopodomani, 12 aprile. Con una lettera resa pubblica ieri, cinque eurodeputati hanno esortato la Commissione europea ad adottare misure concrete, sollevando seri dubbi sul fatto che le elezioni «possano svolgersi in un contesto elettorale veramente libero e corretto».
I cinque chiedono alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e al commissario per la Giustizia, Michael McGrath, di valutare pubblicamente se le condizioni per una competizione democratica libera ed equa in Ungheria siano minate dalla disinformazione, dall’interferenza straniera, dall’abuso di risorse statali e dall’intimidazione dei giornalisti.
Più precisamente, a fondamento della loro richiesta sottolineano «una potenziale operazione di interferenza russa in Ungheria». Si tratterebbe di un sostegno occulto alla campagna elettorale del partito Fidesz al governo, che sarebbe dimostrata da rapporti investigativi su un’operazione per conto dei servizi segreti militari russi.
La lettera – firmata, tra gli altri, dall’europarlamentare dei Verdi Tineke Strik e dal deputato del Partito Popolare Europeo Michał Wawrykiewicz – documenta i diversi casi di disinformazione elettorale che sarebbero avvenuti in Ungheria nelle ultime settimane.
Una rete legata a personaggi vicini al Cremlino avrebbe indotto i principali media a diffondere false affermazioni sul leader dell’opposizione ungherese Péter Magyar.
Trapelano intanto telefonate del ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, che informa il suo omologo russo Sergey Lavrov durante un importante vertice dell’Ue.
La lettera sottolinea anche il ruolo di Szabolcs Panyi, il giornalista investigativo che ha rivelato il presunto collegamento e che è stato successivamente preso di mira in un’intimidazione guidata dallo Stato «di una gravità senza precedenti».
«Il governo ungherese – si legge nella nota – ha presentato un’accusa penale contro di lui per presunto spionaggio, accompagnata da una campagna pubblica che lo dipinge come una minaccia per la nazione».
Ulteriore preoccupazione sollevata dalla lettera riguarda i tentativi di hackeraggio dei sistemi informatici del partito di opposizione Tisza, secondo le accuse che sono state denunciate da Magyar.
Va detto che Strik e Wawrykiewicz sono rispettivamente relatrice e relatore ombra della procedura dell’Ue che, ai sensi dell’articolo 7 contro l’Ungheria, potrebbe sospendere il diritto di voto di Budapest nell’Ue per gravi violazioni dello Stato di diritto.
Tra gli altri firmatari coinvolti nella procedura figurano l’eurodeputato socialista polacco Krzysztof Śmiszek, l’eurodeputata liberale belga Sophie Wilmès e l’eurodeputato greco Konstantinos Arvanitis del partito La Sinistra.
A Budapest era volato intanto J. D. Vance. In una conferenza stampa al fianco di Orbán, il. numero due USA ha fatto una serie di affermazioni contro l’Unione europea, accusandola di cercare di distruggere l’economia ungherese, di sabotare l’indipendenza energetica del Paese e di far aumentare i costi per i consumatori ungheresi. Non è un mistero l’appoggio incondizionato di Donald Trump a Orbàn, tuttavia si attende la risposta della Commissione UE alla nota dei cinque eurodeputati per verificare se le accuse di Vance e le ipotesi degli europarlamentari abbiano un reale fondamento.





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