Saranno due leader di destra – Keiko Fujimori (nella foto) del partito Fuerza Popular e Rafael Lopez Aliaga, del partito di estrema destra Renovacion Popular – a sfidarsi al ballottaggio in programma il prossimo 7 giugno. Accade in Perù, dove le proiezioni post voto hanno attribuito a Fujimori il 16,8% dei voti e a Lopez Aliaga il 12,9%, poco più di un punto percentuale in più rispetto al centrista Jorge Nieto, fermo all’11,6%. Seguono il candidato di destra Ricardo Belmont, che ha ottenuto il 10,1%, il candidato di sinistra Roberto Sanchez con il 9,4%, il candidato di destra Carlos Alvarez l’8,1% (attore comico diventato famoso imitando i suoi rivali) e il candidato di sinistra Alfonso Lopez Chau il 7,7%.  Fervente cattolico, Rafael López Aliaga, ex sindaco di Lima, propone di mandare i criminali in prigioni nell’Amazzonia circondate da serpenti velenosi.

Fujimori, figlia ed erede politica dell’ex presidente Alberto Fujimori, era data nei sondaggi come la candidata con le maggiori probabilità di contendersi nuovamente la presidenza del Perù. delle elezioni generali considerate le più difficili della storia del Paese sudamericano.

La conservatrice Keiko Fujimori è al suo quarto tentativo, dopo le sconfitte del 2011, 2016 e del 2021, ma il clima nel Paese è stato fin dall’inizio di crescente insicurezza e diffusa sfiducia nei confronti della classe dirigente: si tratta della nazione con la maggiore instabilità presidenziale della regione nell’ultimo decennio. Nonostante il suo presunto coinvolgimento in casi di corruzione e traffico di influenze, Keiko si è ripresentata con un mix di proposte tra neoliberismo e assistenzialismo sociale.

Deve vedersela, tra i suoi principali avversari, con l’attore comico Carlos Álvarez (diventato famoso prendendo di mira e imitando i suoi rivali) e col

Oltre al presidente, i peruviani sono andati alle urne anche per i rappresentanti del Congresso, che grazie a una riforma costituzionale approvata due anni fa tornerà bicamerale: un Senato da 60 membri e una Camera con 130 deputati. Fu proprio Alberto Fujimori, nella Costituzione del 1993, a tagliare la camera alta, sostenendo che inibisse eccessivamente l’azione del governo. Ai neo senatori stavolta spetteranno invece maggiori poteri, come la nomina degli alti funzionari statali.    

Published by

Rispondi

Scopri di più da L'UMANITA' - Organo del Partito Socialdemocratico Italiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere