
Non è come negli anni 70: c’è abbondanza di petrolio e gas in tutto il mondo. E’ il titolo di questa mattina di un articolo di Davide Tabarelli sul Sole 24 Ore. E già molti si stanno domandando: davvero l’Europa rischia di restare senza petrolio e gas a causa della chiusura dello stretto di Hormuz?
Certo, gli esperti ripetono che da lì passa il 20% del petrolio e del gas mondiale. Ma circa l’80% di quel flusso finisce in Asia, al resto del mondo arriva solo una piccola fetta, in cui ci sono anche Africa ed Europa. Sostanzialmente è stato calcolato che in Europa arriva solo il 4% circa di quel totale. Secondo alcuni opinionisti si tratterebbe quindi dell’ennesima “strategia della paura”, come ai tempi del Covid. Ma intanto la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte degli USA ha riportato l’energia al centro della fragilità europea e messo l’Italia davanti alla sua linea di faglia più esposta: dipendenza dalle rotte esterne, prezzi industriali già elevati, trasporti sotto pressione. Se il greggio e soprattutto il gasolio internazionale continuano a correre, l’effetto sui distributori è destinato ad arrivare. Se Hormuz resta chiuso, il rischio non è soltanto pagare di più, ma scoprire che l’Europa, dopo aver chiuso 35 raffinerie, non è più autosufficiente neppure su una filiera strategica. Gli autotrasportatori, schiacciati dal costo del gasolio, minacciano il fermo dei servizi e chiedono credito d’imposta e rinvio degli adempimenti fiscali e previdenziali. La Lombardia denuncia che né Bruxelles né i governi nazionali hanno costruito difese adeguate contro una nuova impennata speculativa dell’energia.
Un situazione su cui si è espressa stamane fa la premier Giorgia Meloni. «In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele», ha detto a margine del Vinitaly di Verona.
Il blocco dello Stretto di Hormuz annunciato dall’Amministrazione Trump è infatti entrato in vigore e, secondo quanto riportato dai media americani, sarebbero oltre 15 le navi da guerra della marina statunitense impegnate nell’operazione. «Se una qualsiasi delle imbarcazioni e navi della marina iraniana dovesse avvicinarsi alla nostra zona di blocco – questo l’avvertimento degli USA – verrà immediatamente eliminata, utilizzando lo stesso sistema di annientamento che impieghiamo contro i narcotrafficanti a bordo di imbarcazioni in mare aperto».
Tuttavia la petroliera ‘Rich Starry’, di proprietà cinese e con bandiera del Malawi, avrebbe completato l’attraversamento dello Stretto di Hormuz, pur dopo il blocco imposto dagli Stati Uniti. E’ quanto appare dai dati di tracciamento navale del sito MarineTraffic: «La nave, lunga 188 metri e larga 29 metri, è partita ieri dall’ancoraggio di Sharjah (Emirati Arabi Uniti) e naviga (velocità 8 nodi) a pieno carico, con un pescaggio segnalato di 11,3 metri, indicando la Cina come destinazione. Ieri aveva fatto dietro-front e rinunciato a uscire dal Golfo Persico, mentre ora sta facendo ingresso nel Golfo dell’Oman».





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