Caro bollette e caro carburanti: due fattori decisivi per orientare gli elettori verso le prossime scadenze elettorali. Sembra però che in Italia pochi se ne stiano rendendo conto e il solo, modesto taglio delle accise su Diesel, rischia di essere più una beffa che un aiuto concreto alle imprese.

Gli osservatori più attenti cominciano a fare qualche calcolo, più che mai istruttivo. Per il gas, la relazione annuale dell’Arera fissa il prezzo unico nazionale del 2025 a 115,9 euro a megawattora, il più alto dell’Unione. E le imprese pagano l’elettricità 203 euro, contro i 164 della media europea. Nel terzo trimestre 2026 – sempre stando a dati Arera – se analizziamo la bolletta elettrica, la materia prima e la vendita valgono circa il 60,2 per cento. Tutto il resto, cioè quasi il 40% di quello che paghiamo, è dovuto ad altro. 19,5 euro sono per trasporto e contatore, 10,5 per oneri di sistema, 9,8 sono tasse imposte. C’è ancora altro: il 95% dei cosiddetti oneri elettrici se ne va per incentivi alle rinnovabili e agevolazioni alle imprese energivore. Nella bolletta del gas questi oneri sono al 3,5 per cento, ma le imposte salgono al 25,7.

In una lucida analisi pubblicata da Linkiesta, Paolo Costanzo spiega che si tratta di prelievi regressivi, che finora il governo italiano ha lasciato intatti e uguali per tutti, basati sui consumi e non sul reddito. In questo modo, ragiona Costanzo, «perdono gli azionisti pubblici, statali e comunali, che dalla tariffa alta ricavano dividendi a bilancio. Perdono le imprese energivore, titolari di agevolazioni che gli altri pagano in tariffa e che nessuno ha mai votato come tali. Perdono gli amministratori che chiedono energia più economica e negano gli elettrodotti che servirebbero a produrla. E perde chi finanzia in tariffa politiche che dovrebbero stare in bilancio, perché in bilancio si vedono e in bolletta no».

Dobbiamo augurarci che questa salutare analisi venga ascoltata dal ministro Giancarlo Giorgetti, che continua a vantarsi, giustamente, di conti in ordine e stabilità, ma sottovaluta il peso che le tasse in bolletta avranno sul voto del 2027.

Anche perché in questi primi giorni di settembre Federconsumatori lancia l’allarme: l’importo della stangata autunnale 2026, che torna a crescere in modo sensibile e ben al di sopra del tasso di inflazione, ammonterà a 2.959,42 euro (+7,2% sul 2025). A pesare di più sono proprio le bollette, che segnano un balzo del +14,3%, con in testa le spese di luce e gas che, nei prossimi mesi, subiranno importanti aumenti viste le ripercussioni della complessa situazione internazionale. Nel dettaglio, Federconsumatori prevede rialzi del +16,4% per l’energia elettrica e del +18,8% per il gas.

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