D’accordo, la notizia del giorno è l’attentato di stanotte al presidente USA Donald Trump, che avrebbe potuto travolgere anche sua moglie Melania e il vice J. D. Vance, lasciando l’America decapitata dei suoi vertici governativi.

In realtà sono altre due, le notizie che balzano in primo piano oggi nella mia personale cronaca dei fatti. La prima è tutta in un’immagine, quella stretta di mani ai piedi dell’Altare della Patria, nel giorno del 25 aprile, fra il capo dello Stato Sergio Mattarella e il primo ministro Giorgia Meloni. Non un gesto simbolico o puramente formale, ma una linea di pensiero che congiunge il Quirinale con Palazzo Chigi, un invito concreto alla pacificazione, su scala nazionale ed anche internazionale che, ci auguriamo, possa risuonare a lungo anche oltre l’Italia, com’era nelle intenzioni dei due massimi protagonisti della vita politica nel nostro Paese.

Con questo clima stride la seconda notizia, che ha anche molto a che vedere con l’attentato di stanotte, avvenuto in un Hotel Hilton di Washington blindato, dov’era in corso la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca. Immediata la reazione della sicurezza, che ha posto in salvo i vertici dell’amministrazione.

Cosa c’è davvero dietro questo agguato, dai contorni ancora tutti da spiegare? Se ne parla poco, ma l’amministrazione Trump fin dal suo insediamento ha annullato la moratoria sulle esecuzioni capitali voluta dal predecessore Joe Biden e che fino al 2020 aveva posto uno stop a questa inumana modalità di “fare giustizia”. Amnesty International fa sapere che dal 2003 al 2020 non era stata uccisa nemmeno una delle persone che si trovava nel braccio della morte, contrariamente a quanto accaduto negli ultimi mesi del precedente mandato di Donald Trump, con tredici esecuzioni eseguite, tutte con iniezione letale. Nel 2024 l’Alabama è stato il primo Paese al mondo ad eseguire una condanna a morte con inalazione di azoto puro, che provoca morte per soffocamento. Un metodo che si intenderebbe estendere ora anche ad altri Stati. Ed oggi, dopo la sospensione della moratoria, il procuratore generale USA Todd Blanche ha già autorizzato la stessa richiesta per nove detenuti. Secondo quanto si apprende, in aggiunta a strumenti come la sedia elettrica e l’iniezione letale, le autorità federali starebbero inoltre reintroducendo anche la fucilazione. «Sotto la guida del presidente Trump, il Dipartimento di Giustizia sta nuovamente facendo rispettare la legge e si sta schierando con le vittime», ha dichiarato Blanche nel dare l’annuncio.

Lasciatemi dire che la barbarie della pena di morte non può che portare inevitabilmente con sé altra morte. E se il tycoon stanotte, dopo l’attentato all’Hilton, ha detto nella conferenza stampa improvvisata che tutto questo non impedirà agli americani di “vincere la guerra con l’Iran”, noi riteniamo che siano proprio i massacri quotidiani dei civili, questo ostentato disprezzo per le vite umane, a muovere la mano dei tanti “lupi solitari” che si aggirano per l’America. Come il trentunenne californiano, di professione insegnante, che stanotte è riuscito a varcare la sicurezza dell’Hilton armato fino ai denti ben sapendo che, comunque fosse andata, avrebbe segnato la propria condanna a morte.

Il rispetto per la vita non si proclama. Si attua con i fatti. E purtroppo questo è l’esatto contrario di ciò che Donald Trump sta ora mostrando al mondo.

Renato d’Andria

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