
L’ipotesi è quella di autorizzare un eventuale scostamento di bilancio, ma da concordare con l’Unione europea e solo qualora il conflitto in Medioriente dovesse produrre un deterioramento critico del quadro macroeconomico. La proposta è nella bozza del Documento di Finanza Pubblica, la risoluzione di maggioranza con cui il governo affronta l’attuale, turbolenta fase internazionale. Ogni scelta straordinaria sui conti pubblici, dunque, resterebbe dentro un perimetro pienamente condiviso con Bruxelles, sotto la regia del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Nessuna fuga in avanti o uscita unilaterale dai vincoli europei, la linea dell’esecutivo resta ispirata al rigore pragmatico: sì a eventuali flessibilità, ma solo in presenza di shock esterni e nel quadro delle regole comuni.
Oggi intanto arriva in Cdm il Decreto Lavoro, altro punto strategico dell’agenda economico-sociale del governo. Il principio politico è chiaro: sostegno al lavoro regolare, rafforzamento della protezione sociale e incentivi mirati a chi applica contratti di qualità.
Ne sono un esempio i nuovi meccanismi per accelerare il rinnovo dei contratti collettivi, con aumenti retributivi che decorreranno dalla scadenza naturale degli accordi e, in caso di ritardi oltre i dodici mesi, con adeguamenti automatici parziali legati all’inflazione. Questo è il primo fra i punti essenziali, con una scelta che punta a difendere il potere d’acquisto senza scardinare la centralità della contrattazione.
Spazio anche a nuove norme sui rider, con obbligo di identificazione tramite Spid, Cie o sistemi di autenticazione avanzata, per rafforzare sicurezza, legalità e tracciabilità nel lavoro sulle piattaforme digitali. Previsti inoltre incentivi per l’occupazione stabile, misure per i lavoratori domestici, percorsi formativi per percettori di Naspi destinati all’assistenza familiare e, in via sperimentale, una tutela assicurativa per i caregiver familiari.





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