
La decisione del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez di regolarizzare oltre 500mila migranti non deve essere stata presa bene da tutti i gruppi etnici. «La Spagna è figlia delle migrazioni e non diventerà madre della xenofobia», aveva proclamato più volte Sanchez. Ma intanto circola la notizia che la Spagna copierà il modello Albania di Giorgia Meloni, aprendo due centri per immigrati nella lontana Mauritania. E non è tutto. Proprio nei giorni in cui avveniva la maxi regolarizzazione, a Madrid decine di migranti tentavano di forzare l’ingresso dell’ambasciata del Gambia per ottenere il certificato di vulnerabilità necessario ad avviare la procedura. Le immagini mostrano folti gruppi di persone ammassate, altre che cercavano di arrampicarsi sui cancelli dell’edificio diplomatico e altre che, già dentro il confine della struttura, provavano a spingere sul portone d’ingresso.
La sanatoria ha infatti provocato un’impennata delle richieste, che sono passate da 1.500 a 5.500 al giorno, secondo i dati ufficiali del delegato alle Politiche sociali di Madrid, José Fernández. Sindacati e amministrazioni locali denunciano il rischio di collasso del sistema e chiedono più personale e sicurezza, criticando una misura ritenuta affrettata e non concertata.
Scene analoghe intanto si sono registrate nella Capitale davanti ad altre ambasciate, dove gruppi di stranieri si sono recate per ottenere i certificati del Paese di origine. Il certificato, infatti, è uno degli elementi richiesti ma non è l’unico documento necessario: i richiedenti devono infatti dimostrare anche il radicamento nel Paese, l’assenza di precedenti penali e l’intenzione di lavorare. Inoltre, da loro Paese d’origine i migranti in cerca di regolarizzazione devono ottenere i documenti che ne certifichino il nome, la data e il luogo di nascita, oltre allo stato civile e alle condizioni personali.
Chiaro che i posti disponibili per ottenere gli appuntamenti sono limitati: quando sono terminati si è scatenato il caos, con momenti di forte tensione. Nel caso dell’ambasciata del Gambia, la Policía Nacional e la polizia municipale che hanno fatto sgomberare l’area liberando i cancelli. Non c’è stato alcun arresto, ma ora, davanti alle ambasciate “sensibili”, sono stati predisposti servizi di controllo 24 ore su 24 e in tutto il Paese lunghe file e attese notturne stanno mettendo sotto pressione uffici e servizi sociali.





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