Due giorni fa, sabato 2 maggio, Marco Pannella avrebbe compiuto 96 anni, era nato a Teramo il 2 maggio del 1930. Solo qualche isolato post sui social ha ricordato il grande, memorabile condottiero delle libertà, che ha trasformato l’Italia dei despoti in un Paese dove i diritti contano davvero qualcosa.

Alla vigilia della manifestazione organizzata per il 19 maggio prossimo da Nessuno Tocchi Caino, l’associazione di cui Renato d’Andria è da sempre parte attiva insieme al fondatore ed amico Sergio d’Elia, abbiamo chiesto a d’Andria un ricordo personale di Marco.

«Innanzitutto – esordisce d’Andria – devo ringraziare Sergio e tutti gli instancabili attivisti di Nessuno tocchi Caino, in primis Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti, per aver organizzato l’evento del 19 maggio che, voglio ricordarlo, celebra i dieci anni dalla scomparsa di Marco, partendo, com’è naturale, dalla comunità penitenziaria, per poi soffermarsi su quella “giustizia giusta” che era stata negata a Enzo Tortora e che ancora oggi per migliaia di persone non riesce a vedere la luce».

«A Marco – ricorda poi d’Andria – mi lega un sentimento di profonda condivisione delle battaglie, l’ammirazione profonda per il coraggio con cui tante volte ha rischiato la vita per difendere gli ultimi. Un profeta laico, che ci ha insegnato come i valori profondi della fede cristiana arrivino spesso al medesimo punto d’approdo delle sacrosante battaglie per l’affermazione dei diritti delle persone più deboli».

Renato d’Andria con Marco Pannella per le celebrazioni del PSDI a Palazzo Barberini. In apertura l’incontro cordiale fra i due nel corso di una manifestazione a Roma per il 25 Aprile

«Non c’è stato mai un evento del PSDI o della Fondazione Salvemini da me organizzato – conclude d’Andria – nel quale Marco non abbia voluto offrire il contributo della sua presenza, o intervenendo di persona, come tante volte accaduto, oppure attraverso un accorato messaggio e questa, forse, è l’eredità più preziosa che ancora oggi porto con me di quegli anni vissuti nella politica attiva».

Il programma completo delle manifestazioni organizzare per il 19 maggio è sul sito di Nessuno tocchi Caino, che così lo presenta.

Questi primi dieci anni “senza”, sono stati per noi anni “con” Marco Pannella. Una “compresenza” la sua che Nessuno tocchi Caino ha voluto celebrare anche simbolicamente con la decisione di stabilire la sua nuova sede a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale Marco ha vissuto fino all’ultimo. La “panetteria” è stata il forno che ha sfornato sempre un pane buono che ha dato da mangiare agli affamati, la fonte da cui è sgorgata un’acqua cristallina che ha dato da bere agli assetati. La fame di amore e conoscenza, la sete di giustizia e libertà.
Continueremo a nutrirci di quel pane e a dissetarci a quella fonte; ma soprattutto ci impegneremo a far sì che quella sorgente sia scoperta, vissuta e alimentata anche da chi non ha mai incontrato né conosciuto Marco Pannella. Proseguiremo, insieme a lui, ad affermare che non bisogna mai distogliere lo sguardo dal carcere: il luogo dove vive la comunità penitenziaria, quell’umanità sofferente che Marco ha forse amato più di ogni altra, composta da detenuti e da coloro che, come li chiamava lui, sono i “detenenti”. Quel luogo non è stato uno dei tanti campi di battaglia della vita di Marco Pannella, una parte del suo impegno politico. Il carcere è stato la parte per il tutto della visione di Marco: del suo pensiero, dei suoi sentimenti, della sua azione.

In chiusura, non possiamo che esprimere disappunto e indignazione per la notizia – riportata da alcuni giornali – secondo cui un condominio di Piazza Navona avrebbe rifiutato l’installazione di una targa commemorativa in ricordo di Marco Pannella, come era stato proposto da Francesco Rutelli. Ci auguriamo che si giunga ad un accordo e siamo certi, in ogni caso, che Rutelli, da buon radicale della prima ora, non mollerà. Lo stesso faremo anche noi.

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