
La legge sulle PMI approvata a marzo di quest’anno porta con sé una rilevante novità per i pensionati italiani all’estero, estendendo il limite delle città meridionali in cui trasferirsi ad una popolazione di 30mila residenti. Fin dal 2019 l’Italia aveva messo in campo le prime misure fiscali per cercare di attrarre nelle regioni del Sud i pensionati italiani titolari di un trattamento erogato da un soggetto estero. Quell’anno infatti la Legge di bilancio aveva introdotto la flat tax al 7% per questa categoria di contribuenti per 9 anni, a patto che si trasferissero in un Comune sotto una determinata soglia di residenti in regioni del Sud con una popolazione residente fino a 20mila abitanti. La novità introdotta quest’anno riguarda, appunto, l’estensione del limite a 30mila abitanti, in tal modo estendendo notevolmente la platea di coloro che vorranno usufruire di questi incentivi.
Ma vediamo più da vicino come si può accedere ai benefici. Il meccanismo – come spiega anche l’Agenzia delle Entrate – è destinato a persone fisiche titolari di redditi da pensione erogati da soggetti esteri che trasferiscono la residenza fiscale in Italia, in uno dei comuni appartenenti al territorio delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia. Qualora si scelga un comune che abbia meno di 30mila abitanti, questi pensionati possono beneficiare di un regime fiscale opzionale, che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef con aliquota al 7% a qualsiasi categoria di reddito prodotto all’estero, per ciascuno dei nove periodi d’imposta di validità dell’opzione.
La flat tax al 7% diventa effettiva per coloro che presenteranno la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui viene trasferita la residenza ed è efficace a decorrere da quella stessa annualità. E’ però necessario indicare nella dichiarazione dei redditi lo status di non residente in Italia per almeno cinque periodi di imposta precedenti l’inizio di validità dell’opzione, ma anche specificare la giurisdizione, tra quelle in cui sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa nel settore fiscale, in cui ha avuto l’ultima residenza fiscale prima dell’esercizio di validità dell’opzione.
In sintesi, dal punto di vista tecnico, la flat tax sostituisce l’Irpef e si applica a tutti i redditi esteri, non solo alla pensione. Inoltre, consente alcune semplificazioni fiscali, come l’esenzione da obblighi di monitoraggio su attività finanziarie detenute all’estero.
Ma c’è ancora di più, perché, oltre a questo regime già operativo, nell’ambito del decreto fiscale 2026 è stata avanzata la proposta di introdurre una flat tax al 4% per i pensionati italiani residenti all’estero che decidono di rientrare.





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