E’ stata approvata ieri in Commissione Giustizia della Camera la proposta di legge a firma di Enrico Costa (nella foto) che prevede l’obbligo in capo alle testate giornalistiche di pubblicare le sentenze di assoluzione con lo stesso rilievo dato in precedenza a quelle di rinvio a giudizio o condanna nei gradi precedenti.

Passata all’unanimità, senza quindi alcun voto contrario, la PDL arriva lunedì in Aula. Il testo, in particolare, recita: «Su richiesta della persona cui sono stati pronunciati sentenza di assoluzione, di proscioglimento o di non luogo a procedere, ovvero provvedimento di archiviazione, il direttore o il responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online che ha dato la notizia del relativo procedimento penale o di atti o provvedimenti relativi al medesimo procedimento, è tenuto a dare pubblicità, senza oneri per l’interessato, alla notizia dei provvedimenti favorevoli a quest’ultimo, con rilievo adeguato allo spazio già riservato al relativo procedimento penale».

In caso di mancato adempimento, l’interessato può rivolgere una segnalazione al Garante il quale, nei cinque giorni successivi, può ordinare la pubblicazione.

Si tratta evidentemente di una norma di civiltà, pensata per le diverse testate d’ispirazione forcaiola che, in spregio alle regole deontologiche e penali del giornalismo, colpiscono la reputazione degli avversari politici, causando spesso danni permanenti. Situazioni che non sempre trovano giustizia nelle sedi giudiziarie, o comunque richiedono tempi lunghi ed ingenti spese.

Il deputato piemontese di Forza Italia Enrico Costa, avvocato, è tra i pochi che nel corso di diverse legislature si sono esposti in prima persona per modificare le norme che ancora oggi impediscono nel contesto della giustizia italiana, ma soprattutto in quella del circo mediatico, l’affermazione dei valori liberali di garantismo. Nella lunga intervista alla giornalista Rita Pennarola per il libro “La Repubblica delle Toghe”, Costa ha spiegato che non si tratta solo di affermare sacrosanti valori, ma anche di difendere l’interesse nazionale, perché gli investitori esteri, attori principali nel mercato globalizzato, non stabiliscono sedi nè investono capitali nei Paesi in cui l’apparato giudiziario e massmediatico risulta inaffidabile.

Nelle sue battaglie Costa si è trovato a combattere contro privilegi ormai incrostati da ultradecennali consuetudini e poteri forti tutt’altro che intenzionati a limitare le proprie garanzie. Un esempio su tutti: quel fascicolo personale del magistrato, proposto da Costa, in cui sarebbero stati annotati tutti gli eventi, positivo e negativi della carriera. Sulla carta nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire. Ma quella proposta non è passata. Speriamo che non faccia la stesa fine la PDL approvata ieri. Sarebbe ora.

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