
Mentre specialisti e salotti tv si interrogano su fenomeni come le maranze e le impennate della violenza giovanile, un bel raggio di luce arriva da Roma. Parliamo del progetto “Time to chamge”, già tradotto in realtà. Si partiva da un sottopassaggio dove volano cartacce, disseminato di bottiglie, attraversato da odori poco invitanti e con i muri coperti di graffiti: un luogo che si percorre in fretta, sperando di non fare brutti incontri. E proprio a quel luogo si è rivolta l’attenzione dei giovani tra i 10 e i 15 anni del quartiere Aurelio, a Roma, autori del progetto, teso a migliorare la vita del territorio,

Il gruppo sceglie il nome di “24/24”, per ricordare l’impegno a cercare di amare ventiquattro ore su ventiquattro.
Ed ecco che prende forma il nostro “sentiero azzurro” verso un mondo più armonioso, capace di sviluppare il senso della bellezza. Ogni giovane è invitato a esprimere idee, disegni e bozzetti per reinventare insieme le pareti di questo sottopassaggio, un corridoio lungo 18 metri. C’è chi immagina un uomo che respinge l’ombra e il brutto per lasciare emergere un mondo nuovo, fatto di mille colori. Una ragazza disegna quattro parole che, nel linguaggio dei segni, compongono H-O-P-E, cioè speranza. Un altro realizza una colomba in volo, circondata da colori vivaci, aiutato dalla sorella più piccola. E con il contributo di una giovane particolarmente portata per il disegno, dalle crepe dei muri nascono arabeschi che raccontano parole di pace.
A rafforzare il gruppo arriva anche Stefano, insegnante di Arti plastiche, che guida i ragazzi nell’utilizzo delle bombolette spray e contribuisce a elaborare un progetto grafico capace di raccogliere tutte le idee emerse. Nel frattempo, vengono avviati i contatti con il Comune per ottenere le autorizzazioni, che arrivano qualche settimana più tardi.
Sabato 18 aprile le squadre si sono messe all’opera: in un solo giorno, messaggi di pace e fraternità ricoprono 90 metri quadrati di muri. Tanto lavoro, collaborazione e anche l’orgoglio di aver realizzato un sogno coltivato per sei mesi.
«Vogliamo che tutti coloro che passano di qui capiscano l’importanza della pace», che prim’ancora di cominciare avevano in contrato una famiglia di rifugiati d Gaza, fra cui una adolescente che si è subito unita a loro nel progetto di street art riabilitativa.





Rispondi