Sandra Ericson, per anni direttrice del Dipartimento di Arti e Scienze del Consumo al City College di San Francisco, pubblica una lucida analisi sul modo in cui, negli Stati Uniti, l’ecologia umana “plasma” la social democrazia. Il suo interessante saggio è appena stato pubblicato su Counter Punch (letteralmente, Contropugno), rivista californiana di analisi politica diretta da Jeffrey St. Clair.

Per la studiosa, le straordinarie contraddizioni in cui vivono gli americani – con decine di milioni di persone in condizioni di insicurezza materiale, mentre la ricchezza complessiva continua ad aumentare ed la fiducia nelle istituzioni è sempre più fragile – possono essere spiegate con l’ecologia umana.    

Il modello, per Ericson, è quello delle nazioni nordiche basate sulla Social Democrazia. Nel paragrafo intitolato appunto “Ecologia umana e fondamenti della socialdemocrazia” parte dall’istituzione scolastica, «Le scuole nordiche – scrive –  non sono concepite principalmente come istituti di preparazione al mercato del lavoro, bensì come luoghi di formazione civica e umana. In questi contesti, ogni studente ha la stessa importanza perché l’interesse della società   per ogni bambino è uguale». Invece, «le scuole americane hanno a lungo sopportato il duplice fardello delle aspirazioni democratiche e della selezione industriale, promettendo al contempo pari opportunità e strutturandosi in modo da riprodurre la gerarchia economica. Questa dualità è diventata sempre più evidente nel tempo e influenza il funzionamento dei sistemi educativi odierni». Ma «le comunità umane prosperano o falliscono a seconda di quanto equamente distribuiscono risorse, opportunità e cure».

Da qui, l’esperta di “Ecologia Umana” passa ad analizzare i primati delle nazioni del Nord Europa impostate sul modello socialdemocratico. I Paesi nordici «si classificano tra le società più eque, fiduciose e felici al mondo: Finlandia, Danimarca, Islanda, Svezia e Norvegia occupano le prime posizioni nel  World Happiness Report del 2025  e Danimarca, Norvegia e Finlandia si classificano rispettivamente al primo, quarto e quinto posto nell’indice di qualità della vita di US News». I cittadini norvegesi lavorano in media 27 ore a settimana e godono di assistenza sanitaria universale, istruzione universitaria gratuita e un generoso congedo parentale. «Questi risultati sociali sono stati costruiti nel corso delle generazioni, a partire da una rivoluzione nel loro sistema educativo. Questi sviluppi si sono inoltre verificati all’interno di società relativamente coese e caratterizzate da un elevato livello di fiducia reciproca, dove norme condivise e continuità istituzionale ne hanno rafforzato gli effetti nel tempo».

Gli Stati Uniti, al contrario, mostrano «gravi disparità di rendimento scolastico stratificate per etnia e status socioeconomico, saldamente radicate nel sistema educativo a causa della dipendenza dai finanziamenti locali derivanti dalle imposte sulla proprietà, che concentrano le risorse nelle comunità ricche e penalizzano quelle povere».

Renato d’Andria

«Il modello di Stato proposto dalla Social Democrazia – afferma Renato d’Andria, a lungo segretario nazionale del PSDI, commentando il saggio di Ericson – si conferma valido, superando tempo e generazioni. Certo, va modulato con l’evolversi di contesti e del galoppante progresso tecnologico, deve essere calato nel vivo della società e dei suoi bisogni, come da anni si fa nei Paesi scandinavi a guida socialdemocratica». Non così negli Stati Uniti dove, come dimostra questo saggio, la mancanza di governi effettivamente socialdemocratici ha determinato gli attuali, spaventosi squilibri sociali.

Nella foto di apertura, sfilata di manifestanti in protesta contro l’estrema destra

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