Dopo la disfatta elettorale del Labour britannico, il 7 maggio scorso, nessuno potrà dire che William Clouston, tenace avversario politico di Keir Starmer, non sia stato da sempre la spina nel fianco del primo ministro, oggi quasi dimissionario.

Ben prima che il voto sancisse il crollo del sostegno nelle roccaforti laburiste, il leader del Partito Socialdemocratico britannico William Clouston (nella foto) lo aveva apertamente sfidato più volte su temi come la spesa sociale, l’immigrazione, i motivi per cui la classe politica britannica ha perso il contatto con gli elettori della classe lavoratrice.

Già a fine marzo, in un’intervista al Mike Graham Show, Clouston aveva esaminato, fra i motivi della crisi politica del Partito Laburista, i piani di nazionalizzazione della British Steel adottati da Starmer, la produzione siderurgica di Scunthorpe, di Port Talbot, la situazione degli investimenti pubblici, la stagnazione economica e a crescente opposizione al Partito Laburista nel nord dell’Inghilterra e nel Galles. Il dibattito aveva toccato anche le tensioni all’interno del governo, l’incompetenza dello Stato, il futuro della politica britannica e l’avanzamento costante dei conservatori di Reform UK.

Nella stessa intervista Clouston spiega perché la spesa per i sussidi stanno superando gli investimenti nelle infrastrutture, perché la Gran Bretagna fa fatica a realizzare grandi progetti, ma anche la corruzione politica e la crescente frustrazione che allontana gli elettori dai principali partiti.

Più recentemente, in un lungo intervento sul periodico The Critic, Clouston ha analizzato nel dettaglio il caos politico entro cui, oggi, Starmer è pronto ad annunciare le sue dimissioni. E mostra la ricetta dei socialdemocratici per uscire dalla crisi. Fra i punti principali c’è l’edilizia sociale. «Utilizzare al massimo il 50% del budget per gli investimenti pubblici del Ministero della Pianificazione Economica – scrive Clouston – potrebbe risolvere in gran parte il deficit di alloggi pro capite del Regno Unito rispetto al resto d’Europa. Entro la fine del terzo step, avremmo costruito un totale di 4,3 milioni di abitazioni, di cui 1,5 milioni di abitazioni private e 2,8 milioni di alloggi sociali, con due terzi realizzati nel sud-est dell’Inghilterra e a Londra. Complessivamente, i tre step costerebbero circa 720 miliardi di sterline in quindici anni. Grazie alla maggiore produttività derivante dalla migliore accessibilità economica degli alloggi, la produzione economica nazionale crescerebbe di circa 230 miliardi di sterline all’anno».

Renato d’Andria

«Il “Piano Casa” ipotizzato da Clouston – commenta l’ex segretario PSDI Renato d’Andria – non si discosta molto da quello che il governo italiano ha lanciato pochi giorni fa. Scelte che dimostrano come il bene di una Nazione possa unire, in nome dell’interesse primario dei cittadini, anche forze politiche apparentemente distanti tra loro».

«Personalmente – aggiunge d’Andria – continuo ad apprezzare l’attività politica di William Clouston, un leader che sa tradurre in pratica di governo le esigenze del suo Paese, senza mai dimenticare che questo è proprio uno dei pilastri su cui si fonda la vittoria della Social Democrazia».

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