Sono la Lombardia (-10,4%) e il Veneto (-4,1%) le regioni italiane maggiormente penalizzate dai dazi di Donald Trump nell’export verso gli Stati Uniti. L’allarme è stato lanciato da Confartigianato che, in un rapporto pubblicato in queste ore, mostra quanto la stretta protezionistica di Washington stia presentando un conto salato alle piccole e medie imprese italiane: 5,3 milioni al giorno di mancate esportazioni negli Usa tra agosto 2025 e marzo 2026. Complessivamente in quel periodo le vendite italiane negli Stati Uniti in settori caratterizzati da una forte presenza di Pmi sono diminuite del 10,4%. Tale flessione ha comportato una perdita complessiva di esportazioni pari a circa 1,293 miliardi di euro, causando il calo maggiore nei comparti dei mobili, dell’arredamento e dei prodotti alimentari e delle bevande, tradizionali punti di forza dell’economia italiana.

A reggere l’impatto, fra le quattro macro aree produttive del Paese, restano solo l’Emilia Romagna e la Toscana, che riescono a chiudere in positivo, rispettivamente con un + 2,6% ed un sorprendente +10,6%.

Tra i settori maggiormente colpiti figurano anche alcuni di quelli tradizionali del made in italy , dalla gioielleria all’occhialeria, fino ad articoli sportivi e giochi, con una riduzione delle esportazioni dell’8,4%. Meglio il comparto moda, che però nel complesso ha perso il 2,3%, specie nella filiera tessile, in diminuzione del 10,3%. Anche l’abbigliamento registra un calo del 4,3%.  

«Il made in Italy a vocazione artigiana – osserva Marco Granelli, presidente di Confartigianato –  è un patrimonio di flessibilità e qualità, ma non può essere lasciato solo, occorre muoversi come ‘sistema Paese’, con un impegno deciso da parte del governo e di enti come Ice, Simest, Sace, Cdp». Sono necessarie – avverte – «misure di accompagnamento e incentivi per la diversificazione dei mercati e sostegno mirato alle pmi protagoniste delle filiere del made in Italy».

Fortunatamente l’Italia continua a godere di una forte reputazione negli Stati Uniti grazie alla qualità dei suoi prodotti ma, secondo gli esperti, anche le imprese dovranno fare la loro parte, investendo nell’innovazione, nella promozione del marchio e nella diversificazione dei mercati di esportazione.  

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