
Dopo i dolorosi addii, il Pd di Schlein prova a restare in pista con una proposta politica. E rilancia il “diritto a restare”: un bonus da 200 euro per convincere i giovani a non emigrare all’estero. Come funzionerebbe?
Secondo i dati Cnel citati dalla segretaria, tra il 2021 e il 2024 sono partiti 630mila giovani tra i 18 e i 35 anni, generando una «perdita umana e anche economica» che si vorrebbe ora arginare. Al centro della proposta ci sarebbe un’integrazione salariale di 200 euro lordi mensili per tre anni, destinata ai neoassunti under 35 con contratti stabili a tempo indeterminato. Il beneficio spetterebbe ai lavoratori dipendenti privati con reddito annuo fino a 45.000 euro, le cui aziende applicano contratti collettivi nazionali con minimo orario di 9 euro lordi, cioè quanto la proposta di legge sul salario minimo avanzata dallo stesso Pd.
Ma con quali risorse? La misura costerebbe circa 700 milioni di euro l’anno e le coperture, secondo i dem, dovrebbero arrivare da un contributo di solidarietà straordinario dell’8,5% sulle società con ricavi superiori a 50 milioni di euro, applicabile dal 2027 al 2031.
Fra le critiche principali al progetto, il fatto che con 700 milioni l’anno si potrebbero finanziare meno di 270.000 persone, mentre i giovani tra 25 e 34 anni in Italia sono oltre sei milioni. Inoltre i giovani in difficoltà sono spesso precari atipici, come stagisti e false partite Iva, senza alcun contratto fisso, il che li esclude dal bonus.
Ma il punto vero è ancora un altro. In molti stiano già ricordando come la prima versione di questa iniziativa sia stata la “Decontribuzione Sud” varata durante il governo Conte II. Già. E la Banca d’Italia ha fatto uno studio sugli effetti di questa misura. Risultato: nessun impatto sull’occupazione, nessun impatto sui salari, nessun effetto sugli investimenti, nonostante il costo sia stato elevato, dai 3 ai 3,7 miliardi annui tra il 2021 e il 2024. Si è trattato semplicemente di un trasferimento alle imprese.
E allora, prima di lanciarsi in proposte “riciclate”, il Partito Democratico farebbe bene a valutare attentamente come spendere i soldi degli italiani, vista la fallimentare esperienza del vecchio “diritto a restare”.





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