In Italia vale il’1,2% del Pil. In Spagna lo 0,12. E’ il primo dei diversi, significativi confronti sulle “patrimoniali” che ci sono già in diversi paesi d’Europa. A tracciare il significativo confronto è la giornalista Fosca Bincher su Open.

Spagna, Norvegia e Svizzera hanno ufficialmente una tassa sul patrimonio eppure, sommando Imu, imposta di bollo e tassa su successioni e donazioni, il nostro paese, dove in teoria una patrimoniale vera e propria non esiste, è quello in cui i contribuenti pagano molto di più. «Le imposte sui patrimoni in vigore in Spagna e Norvegia e quella sulla sostanza esistente in Svizzera – si legge su Open – comprendono al loro interno tre parziali tasse sui patrimoni esistenti in Italia: l’Imu, l’imposta sulle successioni e le donazioni e l’imposta di bollo su tutti gli investimenti finanziari. Ma le patrimoniali esistenti in Norvegia e in Svizzera offrono ogni anno incassi di poco superiori allo 0,6% del loro Pil. La patrimoniale esistente in Spagna vale lo 0,12% del Pil. Le tre patrimoniali parziali italiane invece valgono complessivamente quasi l’1,2% del Pil, più del doppio di quelle degli altri paesi».

Si parte dalla Norvegia, che ha un pil di circa 470,3 miliardi di euro. La patrimoniale norvegese, detta wealth tax, la più antica esistente, esiste dal 1982. Vengono tassati dell’1% i patrimoni netti superiori a 146 mila euro e all’1,1% quelli sopra 1,7 milioni di euro. Ma le esenzioni sono numerose, senza contare il fatto che gli immobili vengono calcolati a valore catastale, molto più basso rispetto a quello di mercato. Lo Stato norvegese incassa ogni anno dalla patrimoniale circa 3 miliardi di euro, pari appunto allo 0,63% del Pil.

Si passa poi alla Spagna, dove l’imposta sui patrimoni ha una esenzione fino a 700 mila euro e da lì in poi diventa progressiva con aliquote che partono dallo 0,2% al 3,5%. Questa patrimoniale, però, non è applicata in tutto il paese, perché le numerose comunità autonome esistenti, compresa quella di Madrid, posso stabilire proprie soglie di esenzione più alte o decidere di non applicarle affatto. Complessivamente lo stato spagnolo incassa della patrimoniale in tutto 2,2 miliardi di euro ogni anno, pari allo 0,12% del Pil.

Per questo, di fronte alla ennesima proposta di introdurre la patrimoniale avanzata dalla sinistra italiana, torna alla mente una frase celebre attribuita a Indro Montanelli: «La sinistra ama talmente tanto i poveri che ogni volta che va al governo ne aumenta il numero».

In sintesi, ogni volta che la sinistra individua un problema economico, la soluzione è sempre la stessa; una nuova tassa, un nuovo prelievo, una nuova redistribuzione, una nuova invasione dello Stato nella sfera patrimoniale dei cittadini.  Quella lanciata nei giorni scorsi da Schein e Bonelli è l’ennesima dimostrazione di una visione economica che continua a considerare la ricchezza non come il risultato di investimenti, risparmio, rischio imprenditoriale e sacrifici accumulati nel tempo, ma come una massa inerte, dalla quale lo Stato può attingere a piacimento per finanziare promesse elettorali e programmi assistenziali.

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