
Mentre il presidente Usa Donald Trump continua a perdere popolarità e consensi fra i suoi elettori interni (stando agli ultimi sondaggi sarebbe al minimo storico), riesce però ad esercitare una forte influenza sulla decisa virata a destra nei Paesi dell’America Latina.
Ultimi due esempi in ordine di tempo sono la Colombia e il Perù, dove Abelardo de la Espriella e Keiko Fujimori sembrano destinati a porre fine a due dei pochi governi di sinistra ancora rimasti in una regione che, per anni, si è distinta per le sue tendenze più socialiste.
Partiamo dalla Colombia. Qui il 47enne Abelardo de la Espriella, avvocato e imprenditore, senza alcuna precedente carriera politica, ha appena vinto le elezioni, politica, imponendosi sul senatore di sinistra Iván Cepeda, sia pur con uno scarto di soli 200.000 voti. Il prossimo 6 agosto De la Espriella si insedierà alla Casa de Nariño al posto Gustavo Petro, figura di riferimento per la sinistra colombiana, nonché noto come uno dei critici più feroci di Trump.
De la Espriella mantiene un rapporto eccellente con il presidente statunitense, che lo ha sostenuto per tutta la campagna elettorale e si è affrettato a chiamarlo la sera stessa di domenica, poco dopo l’annuncio della sua vittoria alle urne. Sui social, il tycoon ha celebrato il risultato con un breve messaggio accanto a un articolo sulla “Vittoria del candidato appoggiato da Trump”: «Ha vinto, alla grande!».
«L’Amministrazione Trump conta di collaborare strettamente con la sua prossima amministrazione per rafforzare la cooperazione sulla sicurezza regionale, porre fine all’immigrazione illegale verso gli Stati Uniti e consolidare i nostri legami economici», ha auspicato il segretario di Stato Marco Rubio sui social media. «Il futuro della Colombia deve ancora arrivare».
Passando al Perù, l’affinità con Trump di Fujimori può definirsi più politica che personale. Dopo oltre 15 anni trascorsi a candidarsi alla presidenza del Perù, la leader del partito Fuerza Popular è in testa allo scrutinio davanti a Roberto Sánchez, con una campagna centrata sulla linea dura contro la criminalità e contro l’immigrazione irregolare.
Fujimori si è inoltre impegnata ad avvicinare le posizioni con Washington in caso di vittoria alle urne. «Il mio ruolo, se sarò eletta presidente, sarà quello di spingere gli Stati Uniti a tornare a partecipare più attivamente», ha dichiarato in aprile, in dichiarazioni riportate da AFP.
Questi sono solo gli ultimi due casi di un lungo elenco che, oltre ai nomi già citati, comprende figure come Javier Milei in Argentina, José Antonio Kast in Cile, Daniel Noboa in Ecuador, Rodrigo Paz in Bolivia e Santiago Peña in Paraguay.





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