
Gli svedesi si recheranno alle urne il 13 settembre prossimo e, secondo il più recente sondaggio pubblicato nei giorni scorsi dall’ufficio nazionale di statistica, l’opposizione di centro-sinistra, capitanata dai Socialdemocratici, si avvierebbe a conquistare il potere, spodestando l’attuale governo di destra. La criminalità organizzata, il costo della vita, la sicurezza, l’immigrazione e l’approvvigionamento energetico sono i temi al centro della campagna elettorale, che è già entrata nel vivo.
I Socialdemocratici dell’ex primo ministro Magdalena Andersson (nella foto), che ad oggi rappresentano di gran lunga la forza principale dell’opposizione, avrebbero già garantito il sostegno agli altri tre partiti d’opposizione, realizzando tutti insieme un netto 55,2% nei sondaggi, in rialzo rispetto al 48,9% ottenuto nelle elezioni del 2022. I Socialdemocratici della Andersson, che sono e restano il più grande partito svedese, sono accreditati al 33,9%, in crescita rispetto al 30,3% di quattro anni fa.
Il consenso per il blocco di governo del primo ministro Ulf Kristersson, che comprende gli alleati anti-immigrazione dei Democratici Svedesi, si è fermato al 42,6%, in calo rispetto al 49,6% registrato nelle combattute elezioni del 2022. Kristersson ha dichiarato di mirare alla formazione di un governo che includa i Democratici Svedesi, un tempo emarginati dalla scena politica e che hanno visto crescere costantemente i propri consensi dal loro primo ingresso in parlamento nel 2010. Secondo il sondaggio, il sostegno per i Democratici Svedesi, secondo partito del Paese, si attesta al 18,3% rispetto al 20,5% delle elezioni del 2022.
Sotto la lente degli elettori finiscono le scelte dell’attuale governo di minoranza a tre partiti, sostenuto dai Democratici Svedesi, che negli ultimi quattro anni ha inasprito le politiche sull’immigrazione, tagliato le tasse, portato la Svezia nella NATO e cercato di arginare la violenza legata alle bande criminali.
Resta incerto, tuttavia, con quali altri partiti d’opposizione la Andersson potrebbe formare un governo. Un cambio di potere comporterebbe un aumento della spesa per il welfare, senza però – assicurano i contendenti – grandi stravolgimenti nelle politiche riguardanti l’immigrazione, la difesa o il sostegno all’Ucraina.

«La situazione politica in Svezia, tradizionale roccaforte europea della Socialdemocrazia che si avvia al voto di settembre, riflette in qualche modo gli scenari che si sono già aperti e si vanno consolidando nell’intera Unione Europea», riflette Renato d’Andria, presidente Fondazione Gaetano Salvemini.
«Le mutate condizioni sotto il profilo geopolitico internazionale, i rapidissimi cambiamenti e le emergenze che hanno comportato per la popolazione – aggiunge l’ex segretario PSDI – stanno rendendo pressoché omogeneo il modo con cui i governi, di diversa estrazione, sono chiamati ad affrontare i problemi».
«Entro gli attuali scenari internazionali, saltano le tradizionali categorie destra-sinistra pur di andare incontro ai bisogni dei cittadini. E questo è stato, da sempre, il sale della Social Democrazia», conclude d’Andria.
In un ulteriore colpo alle speranze del blocco di destra di restare al potere, i Liberali, partner di minoranza della coalizione, hanno ottenuto nei sondaggi un risultato ben al di sotto della soglia del 4% necessaria per ottenere seggi al Riksdag.





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